«Ricordo il suo ultimo respiro. Ricordo
il sangue, e ricordo la frase che Pedro
mi ha rivolto: ‘Non muoverti se no spacco
anche te’ mentre uccideva Simona». Il
racconto di Romano Salvati, proprietario
dell’abitazione in cui ieri
mattina il 33enne Pedro
(Pietro) Marcu ha ucciso
la moglie, nonostante lo
choc, è lucido e chiaro.
«Siamo stati a Sezze e
quando siamo tornati abbiamo
trovato la finestra
aperta. Dentro tutto in disordine.
Siamo andati dai
carabinieri e quando siamo
tornati io mi sono seduto,
lei stava mettendo a
posto. Poi è arrivato il marito.
Quando sono uscito è
scattato, ha scavalcato la
finestra e l’ho visto aggredire
la ragazza. Ho cercato
di fermarlo. L’ho preso per
il collo. Mi ha colpito con
due pugni. Quando mi sono
ripreso lui le era sopra.
Erano davanti alla stufa in
cucina. L’ho visto prendere
da un cassetto un coltello.
Ho urlato. Mi ha detto
di non muovermi e l’ha
accoltellata. Una prima
volta a cuore. Poi al torace.
Quindi si è ferito anche lui
al petto. Si è alzato ed è
corso via». Fuori, due vicine
l’hanno anche visto.
Pantaloni scuri, maglia
bianca completamente sporca di sangue e
coltello in mano. «Si è diretto verso il
boschetto...» hanno detto.
Dal canto suo Romano ricorda che a
quel punto è uscito un attimo per vedere
dove andava l’uxoricida, «...ma sono
rientrato subito per cercare di aiutare
Simona. Respirava a fatica. Era ricoperta
di sangue. Le mie nipoti, che avevo visto
fuori, nel frattempo devono aver chiamato
il 112 ed il 118. Ma lei è morta».
Era ancora scosso il pensionato che da
qualche giorno ospitava la donna. Aveva
deciso di lasciare il marito. «Li ho conosciuti
una trentina di giorni fa e da allora
in qualche modo li aiutavo. Lei metteva
un po’ a posto». Poi la semplice conoscenza
è diventata qualcosa di più quando
Pietro gli ha rubato la macchina, una Clio
rossa. «E’ finito in carcere. Era uscito da
meno di una settimana». Simona aveva
detto che non ce la faceva più. Lei lavorava
tutto il giorno. Lui a volte faceva il
muratore. «Le ho offerto un posto in cui
stare - continua il pensionato - in modo da
avere qualcuno in casa la sera e di notte.
Ho avuto un ictus, i parenti vivono qui
intorno, ma io sono solo...
Stavo anche ultimando le
pratiche per la regolarizzazione.
Era una brava donna
».
Simona era minuta.
«L’abbiamo conosciuta -
afferma una vicina, a cui la
ragazza poco prima aveva
detto di aver trovato un
macabro messaggio sullo
specchio - che aveva i capelli
castani. Poi si è tinta
di rosso. Era minuta, graziosa
e gentile».
L’aver deciso di lasciare
il marito deve aver innescato
quella furia che ieri
mattina si è abbattuta con
violenza sul suo esile corpo
per mano dell’uomo
che aveva sposato una decina
di anni fa. «Ci aveva
detto - continuano altri residenti
di via Collemeso
parenti del pensionato -
che aveva lasciato un figlio
piccolissimo in Romania e
di avere un sorella che dovrebbe
vivere a Milano».
A Sezze avevano alcuni
amici. Quegli stessi da cui
sembra che Pietro vivesse.
Alcune amiche di Simona
ieri sono giunte sul posto in lacrime. Il suo
corpo è stato portato, poco prima delle 19,
presso l’obitorio del cimitero di Latina. Il
recupero è stato effettuato dall’agenzia di
onoranze funebri di Sezze dei fratelli
Cerilli. Il sostituto procuratore Marco
Giancristofaro, titolare dell’inchiesta, ha
disposto l’autopsia che sarà effettuata
domani dal medico legale Filippo Milano.
G.b. (31/03/2008)
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