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Il nuovo romanzo di Pierluigi Felli “L’amor teppista” è un libro dove la scrittura si è fatta più matura, più curata, e la satira, l’ironia, il sarcasmo, l’umorismo acquistano eleganza senza perdere né in freschezza e né in immediatezza di emozioni che è una pregevole caratteristica dello stile: Felli.
I dieci protagonisti, de “L’amore teppista”, sono i Dead Cats, i Gatti Morti, ultras della Lazio pronti a tutto ed anche di più per la loro squadra e, per un beffardo destino, uno solo di loro riuscirà a vivere fino a vedere la vittoria dello scudetto: il tredici maggio duemila. I dieci protagonisti, infatti, con precisione svizzera, muoiono, uno dopo l’altro. Particolare che sembra voler richiamare alla mente, in maniera sardonica i “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.
“L’amor teppista” è una storia di antieroi dal comportamento, dal “sentire” eroico ambientata in un momento storico che per vezzo chiamiamo i rutilanti anni ottanta, gli anni dell’Italia da bere, dei nani e delle ballerine “ questi famosi anni ottanta – famosi a contrario per l’inconsistenza epocale rispetto ai decenni precedenti – sono stati contrassegnati in modo indelebile dal fenomeno ultras, simbolicamente venuto alla luce con la tragedia dell’Heysel. Più forte, questo evento, di ogni altro nell’immaginario di quegli anni. Più forte della strage di Bologna, del Dc9 esploso sopra Ustica, dell’impiccagione del banchiere Calvi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, dell’attentato al Papa - - -”.
Del libro di Felli ci piace il coraggio, il suo andare contro corrente, il non accodarsi alle mode e così in un momento in cui marescialli e commissari vari sono all’apice nell’Olimpo delle fiction, lui si schiera contro e spara a zero contro le divise, intendiamoci, quelle divise che “lasciarono sulla pelle e nella mente più di qualche souvenir. [ - ] poliziotti che, quel giorno, non solo non stavano in servizio, ma stranamente risultavano dalle carte tutti in ferie”.
L’amore teppista diverte e fa sorridere, amaro, ma fa sorridere e, in filigrana, in trasparenza si legge tutta la spietatezza, l’integrità di un “compagno” mancato.
“ Felli scrive come il gatto graffia: incisioni col bulino, parole penetranti che – screziate pupille a fessure – non temono di scrutare il buio di circostanze ed anime, di situazioni”.
Brano incisivo, accattivante presente nel risvolto, nella quarta di copertina, e le quarte di copertina sono un particolare tutt’altro che marginale in un libro. Perché esse rappresentano – per dirla con Roberto Galasso - “ lettere ad uno sconosciuto”: una lettera aperta, la più accattivante possibile, scritta con talento ed eleganza allo sconosciuto lettore per presentare il libro.
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