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“Il mio romanzo ha diversi piani narrativi: se da una parte ripercorre il dramma, la sofferenza, la lacerazione e tutte le problematiche familiari, sociali nonché politiche che la decisione di abortire comporta, dall'altro si interroga sul concetto di laicità dello stato. Un problema, questo della laicità dello stato, che non è mai stato risolto: basti pensare che malgrado le lotte fatte negli anni '70 per ottenere prima il divorzio e poi l'aborto, oggi è tornato fuori in tutta la sua drammaticità durante il referendum sulla procreazione assistita, a cui, come se il tempo fosse passato invano, sono seguiti gli attacchi alla 194 e alla libertà della donna”. Così esordisce Angelo Ronsivalle “lo scrutatore dell’animo femminile” alla presentazione del suo ultimo libro “L’aborto di Luna”.
Angelo Ronsivalle è uno scrittore da sempre e fattivamente impegnato nella “lotta” per i diritti civili, anche quando, e, forse più ancora, quando la loro conquista inchiodano l’individuo ad una responsabilità, ad una scelta devastante come l’aborto. Una scelta che Susanna Camusso illustra e sintetizza nell’ introduzione del libro scrivendo: "Il racconto di Luna ha, tra i tanti, due pregi fondamentali: mettere di nuovo in chiaro che nessuna donna, nessuna ragazza, nessuna mai ha affrontato il tema dell'aborto, quella lacerante scelta, con "leggerezza" o con "indifferenza" (…) L'altro aspetto è la solitudine; e colpisce soprattutto se pensiamo alla prevenzione, al fatto che non si possa dare per scontato che ragazze e ragazzi trovino nella famiglia le risposte di cui hanno bisogno".
È un libro che aiuta a restituire dignità e a far sentire meno sole, a chi, costretta a scegliere l'aborto vive lacerata dai sensi di colpa. Perché, a giudicare sono sempre in tanti, ma, e non potrà mai essere diversamente, il peso infinito di una scelta così dolorosa continua a gravare sempre e solo sulla donna.
Il romanzo, ambientato negli anni settanta, è la storia di una giovane donna che deve scegliere d’interrompere la gravidanza, quando ancora la legge sull’aborto non esisteva e narra l’angoscia, il dolore, il dramma, le vessazioni materiali e psicologiche a cui erano sottoposte le donne prima che venisse approvata la legge 194.
Una storia d’amore che s’innesta nella realtà dell’epoca e della cronaca di quegli anni, eppure così attuale che rischiamo d’inciamparci ancora.
“L’aborto di Luna” è un libro scelto quale “portavoce” da tutte quelle donne, ed eravamo in tante, che il 14 gennaio e l’11 febbraio sono scese in piazza, sono uscite dal silenzio per difendere il loro diritto all’autodeterminazione. Un romanzo, una delicata storia d’amore di un’ adolescente scelta come traccia, per non dimenticare un capitolo doloroso e difficile della storia delle Donne. Anche un’occasione per sensibilizzare le giovani donne “quelle nate negli anni settanta/ottanta che spesso non conoscono quasi nulla delle condizioni della donna prima dell’approvazione della legge 194”.
Giovani donne, che la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza la credono scontata e quindi non si pongono il problema di difendere una conquista di libertà e civiltà.
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