Il candidato sindaco della Casa
delle libertà Serafino Di
Palma risponde agli attacchi
arrivati da parte delle minoranza
consiliari nei suoi confronti.
L’esponente di Forza
Italia intende «ristabilire un
minimo di verità sul mio operato
politico messo in discussione
da alcuni incantatori,
che ancora non sanno che il
suono del loro flauto è ormai
impercettibile, essendo finito
il tempo della politica fatta a
proprio uso e consumo». A
proposito di stampella della
maggioranza ciò che lascia
sorpreso Di Palma è che a
parlare sia Antonio Vitelli che
«dal centrosinistra tanto amato
e venerato, non è andato via
ma è stato cacciato. Non parliamo
poi dei suoi compagni di
partito, che da grandi fautori di
un fantomatico
progetto di
sinistra ne
hanno rivestito
il ruolo di
segretari, per
poi darsi alla
fuga. Nella
scorsa tornata
elettorale -
spiega Di Palma
- facevano
parte del nascente
Partito democratico;
allontanate
dallo stesso,
perché non
gradite, si sono
presentati
con la sigla
Sezze che
Cambia, lista
progressista e
riformista di
centro. Oggi in pompa magna
sono nell’Udc e nell’ex Cdl.
Ciò che mi domando è perché
solo ora e non al momento
delle elezioni? Forse perché il
candidato sindaco era Di Palma
e non Zarra? Eppure la
scelta era logica e scontata.
L’ultima esperienza amministrativa
di Zarra è stata fallimentare,
segnata da sei giunte
di vario colore e dalla sua disfatta
politica. Ciò che lascia
perplessi è che coloro che oggi
sono fedeli soldatini lo hanno
mandato a casa. Prima erano
soldatini rossi, mentre oggi sono
diventati neri, gialli, verdi,
bianchi in base all’attacco che
deve essere sferrato e al tesoro
che deve essere conquistato».
Di Palma si chiede anche perché
Piccolo e Reginaldi non
hanno subito appoggiato Zarra,
definendo ciò un altro mistero
«dato che dal giorno dopo
le elezioni gozzovigliavano
con l’Udc e con colui che oggi
sostiene di rappresentare e
guidare il centrodestra, senza
avere alcuna investitura. Come
può pretendere che Napoleone
o il generale Custer possano
dialogare con lui? L’opposizione
che porto avanti è
mirata al ruolo di controllo.
Costoro cercano di contrastare
chi svolge la politica con spirito
di servizio e passione».
In merito al comportamento
del consigliere Roberto Reginaldi,
Di Palma non può riconoscere
il suo operato perché
«comandato da chi più abile di
lui, lo devia contro il bene di
Forza Italia. Se questo suo
comportamento è avallato anche
dai vertici ciò vuol dire che
in Forza Italia vengono rispettate
e portate avanti le persone
che infrangono le regole. Reginaldi,
contravvenendo a
quanto scritto e depositato in
tutte le sedi opportune, portato
a spalla dal
suo amichetto
del cuore ha
protoc ollato
la sua nomina
a capogruppo
senza sottostare
a quanto
stabilito dal
partito. Forse
ha ottenuto
una dichiarazione
da qualche
esponente
più in alto del
partito, forse
da Berlusconi?
Purtroppo
non sembra
proprio così
visto che il
commissario
Del Duca redarguiva
il
comportamento
scorretto di Reginaldi, intimandogli
le dimissioni da capogruppo
per evitare provvedimenti più estremi .
Desidererei sapere se le decisioni
di Forza Italia e del commissario
abbiano meno valore,
non escludendo di dover
riveder la mia collocazione
politica». Infine, rispondendo
al vice segretario dell’Udc, Di
Palma afferma che anzichè andare
in esilio a Sant’Elena ,
preferisce Formia «bella città
dove prendere residenza, perchè
i costi della diaria da Formia
a Sezze sono già ben conosciuti
all’amministrazione
comunale». Questa, come comunica
Di Palma sarà l’ultima
risposta ai suoi detrattori e
conclude il suo intervento ringraziando
Antonio Vitelli «anche
lui costretto, chissà per
quale ragione, ad obbedire al
suo nemico ed oggi capo, che
mi ha dato la possibilità di
rispondere a quanto di falso
scritto sulla mia persona».
Giovanni Rieti (04/12/2007)
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