ALLE 9 di ieri mattina, il serbatoio di
accumulo di Monte Nero e le pompe di
rilancio dell'acquedotto di Sezze apparivano
come una terra di nessuno. Stessa
scena in via Fonte della Penna, dove
oltre ad un accesso privo di protezione,
cancelli sempre aperti,
senza fare troppi sforzi si
può tranquillamente passare
al lato, scavalcando
una rete di protezione in
plastica. Là vi è un sentiero.
Il resto? Un gioco da
ragazzi. Ma se il serbatoio
di accumulo di Monte Nero
è accessibile a chiunque,
la scena più assurda
dove sono allocate le
pompe di rilancio, un paio
di chilometri più in su. Sul
panorama impareggiabile
appare un serbatoio vecchio
e arrugginito che serve
per inviare l'acqua a
parte dei Colli di Sezze e
in tutta via Foresta. Il serbatoio,
in acciaio, si presenta pieno di
ruggine, e non si riesce bene ad immaginare
cosa vi sia dentro. Il coperchio è per
buona parte ormai fradicio. Dalle pompe
di rilancio esce costante, dall'altezza di
tre metri, con scroscio potente ed ininterrotto,
una massa d'acqua che nonostante
il caldo africano, degli ultimi mesi,
consente all'intera zona di apparire
come una palude con acquitrino stagnante
attorno a quota 600 metri sopra il
livello del mare. Sotto la colonna di
ferro, brunito, d'acqua è trasparente e
l'erba verdissima. Cavi elettrici, plastica,
bottiglie di detersivo e degrado sono il
corollario dell'impianto. Che accoglie il
visitatore a braccia aperte, con cancello spalancato e cartacce tutt'intorno. Se
qualsiasi malintenzionato pensasse di
fare del male ai cittadini di Sezze potrebbe
farlo senza alcun problema, qui, a
Monte Nero, come ai serbatoi di Fonte
della Penna ed al Lago di Mole Muti, gli
impianti sono alla mercè
di chiunque volesse aprire
una fessura nei serbatoi
dell'acqua che dovrebbe
essere potabile, e potrebbe
versarvi dentro qualsiasi
sostanza tossica. Ma
gli acquedotti non erano
stati giudicati obiettivo
sensibile e per questo motivo
sottoposti a tutela
speciale e vigilanza 24 ore
su 24? Perché la Dondi
non è impegnata in questa
funzione dall'amministrazione
comunale che si accinge
invece a farsi pagare
le spese per dare un incarico
ad un tecnico d'impianti
idraulici? E se una
buona parte dei cittadini non lamenta più
la scarsità del flusso idrico, grazie alle
autoclavi che ha installato a proprie spese,
ed al raddoppio dei costi in bolletta,
la società Dondi spa sembra non curarsi
affatto della presenza di fontane che
versano acqua tutto il giorno, per abbeverare
i tombini. A Fonte della Penna,
come in piazza delle Erbe. Non sarebbe
più dignitoso evitare una simile offesa a
chi deve fare salti mortali per lavarsi e
mettervi un rubinetto dal costo di un
euro? O anche per questo: la questione
sicurezza, il decoro degli impianti e le
fontane sempre aperte, aspettiamo il lodo
Dondi, assessore Bernabei?
Elisa Fiore (22/08/2008)
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