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Un romanzo accattivante, un romanzo d’amore che parla dell’amore con risvolti di attualità. Un romanzo, “Il Tarlo nella mente”, che già dal titolo con il richiamo al minuscolo insetto, instancabile, vorace ed obliquo distruttore; insetto sacro al dio Marte, all’Ares dei Greci che simbolo di amarezza, angoscia, tormento, ci manda dei messaggi quasi subliminali sul mistero, sul devastante retropensiero che aleggia sul protagonista, e, su cui ruota e si snoda tutto il libro.
E’ un thriller psicologico l’ultima creazione di Paola Pica, una delle scrittrici più apprezzate dalla critica per il suo stile chiaro, scorrevole e la forza delle sue storie sempre legate a temi affettivi, e appena pubblicato per la casa editrice Sovera.
Tra le pagine de “Il tarlo nella mente” si rincorrono misteri, sospetti, ambiguità di ogni tipo; ma anche sentimenti di tenerezza, solidarietà, amicizia e amore estremo. “Un romanzo - per dirla con Standhal - è uno specchio che percorre una strada maestra. A volte riflette ai vostri occhi l’azzurro del cielo, a volte il fango delle pozzanghere”.
Nel libro fin dalle prime pagine appare il forte interesse dell’autrice per la psicologia, e si avverte l’influsso delle molte letture di Jamese Joyce. L’analisi psicologica, una passione, che diviene un mezzo quasi chirurgico per scandagliare la “linea d’ombra” di Germano il protagonista, maschile, del romanzo. Descritto come un moderno Casanova dall’insopprimibile bisogno di esercitare una continua seduzione. Alla fine della lettura a noi ha ricordato più i fragili personaggi di Vitaliano Brancati che non il vitale, trasgressivo, immorale veneziano, realmente attratto ed innamorato delle donne.
In alcuni tratti il libro, della Pica, ricorda molto da vicino un romanzo corale dove la trama, le azioni, gli stessi ambienti ed atmosfere, le vicissitudini dei protagonisti si intrecciano in un groviglio di fatti ma soprattutto di emozioni simultanee . Tutto ciò non impedisce a Paola Pica di far risaltare, con maestria ed incisività, in maniera nitida il profilo psicologico, i tic caratteriali, di ciascun personaggio.
Come spesso ci succede, anche in questo romanzo, ci colpiscono accenti quasi “marginali” se non proprio nascosti di sociologia, qui vi abbiamo ravvisato una mai passata di moda “lotta di classe”. E, curiosamente a questa considerazione ci ha portato uno dei personaggi forse più ingenui e disarmati del romanzo: Karina, una bella e colta ragazza dell’Est europeo con molti sogni e aspettative di benessere “borghese”.
Abbiamo trovato bellissimo e coinvolgente il legame profondo di amicizia femminile che lega Sara, la protagonista femminile: una donna affascinante e cerebrale, alla sua amica Claudia una donna all’opposto: sicura, pacata, forte ma tradizionalista.
Rubo un felice termine, un sincretismo coniato dalla scrittrice e storica dell’arte Enrica Corradini ,“femminilista” per descrivere lo stile, la scrittura di Paola Pica dove i temi di fondo sono sempre scrutati, analizzati e rappresentati da una prospettiva per l’appunto femminilista; che unisce la capacità di accogliere, comprendere, donare classico della tradizione con la “libertà” di pensiero, l’asciuttezza e, qualche volta, la durezza tutta femminista. La dove femminista sta per: uguale libertà di pensiero proprio dove la società in maniera insidiosa in questi ultimi tempi ha cercato di farci fare passi indietro.
IL TARLO NELLA MENTE
Paola Pica, ed. Sovera
Pag. 128 Euro10,00
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