Giovedì scorso la conferenza stampa indetta dal Popolo delle Libertà di Sezze, a cui ha partecipato anche il senatore Claudio Fazzone, ha decretato l’immediata sospensione dal partito di Forza Italia del consigliere comunale Roberto Reginaldi, al centro da mesi di una diatriba con il resto della Pdl. Il presidente provinciale del partito azzurro ha voluto così accorciare i tempi su una vicenda (quella delle lettere anonime) poco politica e tanto personale che adesso dovrà essere esaminata dai probi viri del partito. Il senatore ha sostenuto quindi la linea portata avanti dagli altri consiglieri di opposizione (Ceccano, Vitelli e Zarra) evidenziando anche il buon lavoro del gruppo consigliare contro la maggioranza di centrosinistra a guida del sindaco Campoli. Nella riunione con gli esponenti della Pdl vi è stata, inoltre, un’apertura del partito nei confronti di Serafino Di Palma, ex candidato a sindaco dalla Cdl, uscito dalla stessa per un sorta di incompatibilità amministrativa e politica con il gruppo del Pdl setino e – ricordiamo - anche avversario di Lidano Zarra nella carica da primo cittadino. A tal proposito Fazzone ha ricordato che l’unione di tutto il centrodestra a Sezze è un processo naturale che si sta realizzando dalle scorse amministrative del 2007, quando l’allora candidato a sindaco delle liste civiche, appunto Lidano Zarra, aveva dato – a nome della sua coalizione “Sezze che Cambia” – la propria disponibilità ad appoggiare Serafino Di Palma nel caso in cui ci fosse stato il ballottaggio con Campoli. Fazzone ha dato così fiducia al gruppo del Pdl che auspica al più breve tempo unito con Di Palma e i suoi attuali sostenitori. La dichiarazione e la comunicazione del presidente Fazzone, ovviamente, ha spinto Reginaldi ad inviare due lettere ai vertici regionali di Fi, nelle quali si critica la scelta del senatore di Fondi nel metodo e nella forma. «L’ultimo, l’unico, degli eletti di un partito grande è stato scaricato. Ecco la meritocrazia interpretata dal sen. Fazzone che - scrive Reginaldi - non ha esitato a svendere il suo unico uomo, eletto dal popolo azzurro, ai nomadi della fiera dell’est. Parla di un grande movimento setino del centro destra, ma dimentica di dire che esso oggi è guidato da ex generali dell’armata rossa. Parla di offese ma non di vittime». Oltre a definire Di Palma «altra vittima» Reginaldi porta a soccorso della sua tesi le 712 firme raccolte contro l’espulsione dal partito operata tempo fa dal commissario locale Giovanni Del Duca. Insomma… non paiono scemare i veleni dentro Forza Italia, veleni che di certo non fanno bene alla politica locale.
Alessandro Mattei (17/11/2008)
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