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Buonanotte
Fiorellino, buonanotte
caldo
pubblico di Latina.
Il principe
della musica leggera
saluta così i
fans accorsi in un
Teatro «D’Annunzio
» stracolmo
e che ancora
invoca un bis dal
repertorio lungo
30 anni di Francesco
De Gregori.
Lunedì la tappa
pontina del
tour Left & Right
ha fatto registrare il pubblico
delle grandi occasioni,
fans non più teen agers ma
anche molti giovani hanno
voluto accompagnare i brani
scelti dal cantautore romano.
Grande l’emozione: il concerto
si apre con un inedito
«Finestre rotte» che verrà
inserito probabilmente nel
prossimo lavoro insieme a
«Per brevità chiamato artista
», uno dei pezzi di chiusura.
La serata in compagnia
di De Gregori procede col
ritmo di una calda ballata
che richiama «certi ritmi
americani». Il cuore del
D’Annunzio batte forte
quando si riconosce «Titanic
» e poi «I muscoli del
capitano» e la versione live
rivisitata de «La leva calcistica
del ‘68», forse la canzone
più utilizzata di sempre
per accompagnare servizi
sportivi e trasmissioni sul
calcio, eppure un testo dedicato
all’anno-rivoluzione che col calcio ha poco a che
spartire ma che pure ha conquistato
tutti i calciofili. Per
un’ora Francesco De Gregori
mette in fila una «poesia
» dopo l’altra, senza interruzione
col supporto di
una banda affiatata che lui
stesso, in conclusione definirà
«probabilmente la migliore
d’Italia» sotto la direzione
del vecchio amico
Guido Guglielminetti. C’è
politica e passione, cuore e
storia più o meno recente
nelle canzoni di questo tour
che si snoda lungo 50 teatri
italiani. Ci sono le canzoni
indimenticabili («Generale
», «Il bandito e il campione
»), quelle romantiche
(«Rimmel»), quelle dedicate
ad un amico («Vai in
Africa Celestino»), quelle
che un po’ ti fanno male
all’anima («La donna cannone
»), quelle che ti conquistano
per il testo («La valigia
dell’attore»). Nell’aria
risuona una ballata accogliente;
giù in platea ci sono
le fans che sanno tutti i testi
a memoria e cantano comunque
anche quando il ritmo
sfugge loro perché, come
è consuetudine per De
Gregori, in ogni concerto le
canzoni hanno una vita diversa,
riconoscibile ma mai
uguale.
E’ stato un concerto quasi
tutto d’un fiato, poche parole
per presentare la band
(oltre a Guglielminetti, Stefano
Parenti, Alessandro
Arianti, Alessandro Valle,
Lucio Bardi, Paolo Giovenchi)
e per dire come è nato
uno degli inediti presentati
sul palco del D’Annunzio;
«Per brevità chiamato artista
» era la postilla sul primo
contratto firmato da Francesco
De Gregori con una casa
discografica. E’ successo tre
decenni fa, circa, e da allora
ha potuto regalare molte
belle poesie al suo pubblico,
molti concerti che si portano
dietro tutto l’amore per la
musica popolare, senza passare
mai tante volte in televisione
ma molto spesso in
piazza e in teatro. Sembra
impossibile, eppure la musica
può vivere anche a prescindere
dalla tv.
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