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Anche se la politica locale rispecchia quella regionale e nazionale, è giusto comunque che ognuno pensi a quello che accade in casa propria, e non solo per spirito di campanilismo ma soprattutto perché la politica casereccia, di queste zuffe ad alti livelli, ne approfitta per fare il bello e il cattivo tempo. A Sezze, quelli che dovrebbero essere i due partiti maggiori, ne sono una dimostrazione. Il Partito Democratico, partito di governo della città, a distanza di due anni dalla sua costituzione resta ancora una struttura fantasma. Esiste una segreteria ma non si riunisce con regolarità, esiste un direttivo ma non si convocano direttivi, esiste un’assemblea costituente ma all’appello (tranne che in casi eccezionali) rispondono sempre in pochi. Clima simile si respira dentro il Popolo delle Libertà. Il nuovo soggetto politico di centrodestra, a Sezze, non fa riferimento a nessuno e il tentativo di costituire una segreteria e un direttivo locale è fallito sul nascere.
I cittadini-elettori debbono sapere come stanno realmente le cose e, né più né meno, il panorama politico setino è quello appena descritto. Ovviamente questo discorso è valido anche per le formazioni minori della città, ma a queste non rimproveriamo nulla perché niente chiedono e niente ottengono. Il Pd e il Pdl, invece, avendo dei rappresentanti in aula consigliare, dovrebbero rappresentare le istanze dei cittadini e di quei militanti che ancora credono in un ideale politico. E’ qui allora che la questione si complica. Si complica perché occorre interrogarsi e capire chi fa politica e chi fa altro. Occorre chiedersi chi vuole affrontare e risolvere le problematiche della città e chi, al contrario, sta facendo solo i propri interessi.
Il Pd deve domandarsi se le correnti esistenti sono un valore aggiunto o uno dei tanti motivi per creare ulteriori divisioni. Il Pd deve riflettere sulle risorse realmente disponibili e su quelle che esistono solo per pavoneggiarsi nelle sedi opportune. Lo stesso rinnovamento anagrafico tanto sbandierato, sinora, nel Pd non ha portato a nulla di buono. Abbiamo assistito solo ad una chiusura a riccio del partito stesso e ad un tentativo di isolare chi in passato ha gettato le basi sulle quali dovrebbe essere eretto il nuovo partito. I giovani democratici si sono dimostrati custodi gelosi di un potere che non c’è e hanno mostrato disinteresse verso il nuovo. Le uniche aperture ci sono state grazie solo alle intuizioni dei vecchi cavalli di razza. Gli atri hanno tentato di occupare postazioni immaginarie con il sogno velleitario di ricoprire incarichi futuri solo perché si esiste o si è amico di.
Per il Pdl, invece, il discorso è diverso. Il partito locale è andato già oltre, non si è posto nemmeno il problema delle origini e del rispetto delle istituzioni. Non ha neanche tentato di cercare nuove forze ma si è affidato al primo gruppo che si è fatto avanti. Al Popolo delle Libertà di Sezze non interessano nemmeno le correnti, non interessa il rinnovamento e neanche le tessere. I ragionamenti e il confronto sono considerati tempo perso. Qui dimostri di valere se sei in grado di cambiare colore come il camaleonte.
Questo editoriale è dedicato a tutte quelle persone che seguono poco la politica setina ma che, inevitabilmente, vengono investite dal vortice in ogni campagna elettorale. Nella speranza che qualcosa cambi.
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