Il pane di Sezze come occasione di sviluppo, occupazione e crescita economica. Parola di Vittorio Del Duca, presidente della Coldiretti sezione di Sezze. «Il pane di Sezze si è guadagnato nel passato una grossa fama di eccellenza, grazie ai grani di qualità superiore che il territorio ha saputo offrire e che altri non hanno. Negli ultimi tempi, con la chiusura dei mulini locali che accaparravano la gran parte della produzione – afferma Del Duca - i pochi cereali di Sezze hanno preso altre strade, per essere destinati alla miscelazione per conferire più forza a quelli di provenienza straniera, inferiori per qualità alle nostre peggiori produzioni nazionali. Ciò ha fatto sì che il nostro pane, per quanto ancora ottimo, grazie all’abilità e all’ingegno dei nostri maestri panificatori, perdesse molto dell’originaria bontà e delle sue antiche caratteristiche organolettiche. Non poteva succedere diversamente, perché è venuto meno quel legame con il territorio che lo rendeva particolare». Un esempio calzante è il paragone con un ottimo vino. «E’ come se decidessimo di fare il Brunello di Montalcino andando a prelevare i vitigni in quella zona per piantarli a Sezze. Otterremmo senz’altro un vino rosso – dice il presidente della Coldiretti - ma di una qualità che non ha nulla a che vedere con il vero Brunello». Del resto, i cereali del nostro territorio, erano già noti per bontà sin dai tempi dei Re di Roma: Cicerone nelle sue Verrine definì il nostro campo “fertilissimum”. Dionigi lo chiamò “granaio di Roma”. E’ chiaro, quindi, che il pane setino per tornare alle origini deve riappropriarsi della propria identità e tipicità attraverso un ritrovato legame con il territorio ed acquistare valore aggiunto con il marchio IGP. Emerge la necessità di potenziare la filiera. «Non abbiamo nulla da improvvisare – suggerisce Del Duca - anzi, senza tema di presunzione possiamo considerarci maestri nella panificazione, perché abbiamo nel bagaglio culturale una tradizione ed un arte ultramillenaria, esaltata dalla vocazione e dall’attitudine dei nostri terreni a produrre grani di altissima qualità». Per l’esponente degli agricoltori della zona non basta un semplice convegno ma occorre coinvolgere tutti i soggetti economici interessati. «Ognuno deve fare la propria parte - chiude Del Duca - con azioni concrete che vanno dalla semina, al deposito in silos, sino alla molitura, panificazione e distribuzione».
Alessandro Mattei (24/02/2009)
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