Ha impegnato molto del suo
tempo a cercare di capire come
farsi ascoltare da chi lo continuava
a chiamarlo don Franco.
Il primo prete di Crocemoschitto,
quello che insegnò ai
bambini a giocare a calcio e li
portò per la prima volta a vedere
il mare, lui come don Angelo,
non ha mai posto barriere,
ed alla fine, il suo nome rimarrà
indelebile nella memoria dei
suoi parrocchiani. Nel suo fare
guascone, aperto e senza diaframmi,
reso sua la parola di
Dio per farsi accettare come se
fosse davvero un messia che
parla ai suoi discepoli, le «sue
pecorelle» con cui intrattiene
rapporti semplici fondati sulla
reciproca fiducia. Ed è per questo
che la sua chiesa è sempre
stata aperta a chiunque chiedesse
di entrarvi. «La chiesa di
San Lorenzo a Crocemoschitto
si presta ad essere un luogo
sociale; abbiamo delle aule dove
si sono tenuti corsi di micologia,
ma anche incontri politici;
diamo una sala in affitto a
chi dà lezioni di ballo e da
cinque anni riusciamo a fare
una festa in onore di San Lorenzo
che mi auguro possa essere
sentito come il patrono di
questo quartiere. Qui quest'anno
celebreremo il decimo Natale.
La chiesa è stata realizzata
grazie alla perseveranza di un
imprenditore locale, Enzo Petrianni
che ha fatto pressioni
affinché le promesse si trasformassero
in atti concreti, ed anche
grazie al fatto che abbiamo
tenuto la barra al centro con
l'ordine ecclesiale. In nove mesi
era finita, nel Natale del
1998, senza finestre, dicemmo
Messa. Per tenere viva quest'idea,
negli anni ‘95-‘96, abbiamo
anche piantato quattordici
cipressi dedicati ai bambini nati
in quell'anno, e la posa della
prima pietra fu per me una vera
sorpresa. Il piazzale era stracolmo
di gente». Tutta gente
che votava prima Pci poi Pds,
con maggioranze bulgare che
sfioravano il 98%. «Oggi la
chiesa è un punto di riferimento concreto - commenta don Angelo
- e come diceva lo stesso
sindaco Giancarlo Siddera, un
punto di aggregazione. La sua
forma è quella di una capanna,
ed oltre alla sala liturgica, gli
spazi sono stati realizzati proprio
per essere posti al servizio
della comunità locale. La gente
che viene a seguire la Santa
Messa aumenta da 16 anni a
questa parte: il che non accade
altrove, a Bassiano per esempio
». E la regione? «Sono convinto
che si arrivi ad un certo
punto in cui ci si inizi a creare
dei pregiudizi ed allora anche
se la nostra dottrina impone di
non averne, accade che qualcosa
nel meccanismo s'inceppa
ed allora può mancare l'entusiasmo
iniziale, quello che ti
aiuta a credere che tutto è possibile
». Ma lei in questo territorio
non sembra soffrire di questa
«carenza»? «No, tutt’altro.
Ancora una volta siamo riusciti
con un gruppo di 20 parrocchiani
ad organizzare una settimana
di festeggiamenti in onore
di San Lorenzo, con attività,
dal teatro alla musica, messe in
scena dai nostri parrocchiani e
da molte altre persone che risiedono
a Sezze ma che vengono
qui ad ascoltare la Santa
Messa. Il Vescovo di Latina, e
con lui il Sinodo, stanno lavorando
affinché vi sia non solo
una unitarietà di interpretazioni
ma che la vivacità di una
comunità non passi più attraverso
le peculiarità caratteriali
di un sacerdote, che pure sono
importanti, ma egli stesso sia
solo il mezzo per portare la
parola di Dio contenuta nei
Vangeli. Non ci si deve legare
troppo a questo o quel sacerdote
ed abbandonare la chiesa nel
momento in cui un sacerdote va
via. E questo avviene anche
grazie al tipo di lavoro che
stiamo producendo nei Campi
unitari dell'Azione cattolica.
Siamo sempre più legati ad un
discorso diocesano della famiglia
eucaristica». Ma qui a Crocemoschitto
lei sta tentando di
fare molto di più… «Sì, ho
chiesto al Sindaco Campoli di
dare alla chiesa di San Lorenzo
il parco che è stato abbandonato,
e che ha bisogno di cure; io
sono pronto ed ho anche motivo
di ritenere che non si debba
più perdere tempo. Lo potremmo
abbellire con giochi per
bambini, panchine, alberi. Provi
ad immaginare cosa significhi
per una mamma sapere che
anche a Crocemoschitto c'è un
parco dove poter portare i propri
bimbi; sarebbe sottrarlo al
degrado ed aiuterebbe i giovani
di questo quartiere a credere
che la missione della chiesa in
questo luogo, non è ancora finita…
»
Elisa Fiore (17/08/2008)
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