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“Il nome Guantanamo evocava chissà che. Ma nei fatti, quel carcere, apparì ai miei occhi come un incrocio tra quello di Velletri e il centro di accoglienza temporanea per clandestini di Ponte Galeria”.
Il romanzo dalla patina divertente e dal contenuto amaro, che gioca con i chiaroscuri dell’impegno civile dell’autore è un “per non dimenticare” i seicento uomini islamici rinchiusi giust’appunto a Guantanamo.
Quest’ultima fatica del romanziere latinense appartiene di diritto al filone satirico-umoristico che per dirla con Ionesco “dove non c’è umorismo non c’è umanità; dove non c’è umorismo c’è il campo di concentramento”. Anche se tutti sappiamo che ci vorrà ben altro che letteratura ed umorismo per uscire dal pantano in cui si dibatte il mondo. Infatti, mentre osserviamo compiaciuti il verde della copertina(colore sacro ad Allah) e la scritta in arabo che giudichiamo bellissimo segno di dialogo, dall’Arabia Saudita arriva il diktat che anche gli stranieri dovranno rispettare il mese di Ramadan.Un po’ come chiedere ai musulmani in Europa di fare la comunione a Pasqua.
L’opera di Pierluigi Felli oltre ad essere divertente e poco politically correct ha di tutto per piacere, per essere letto con estrema leggerezza; con lo stesso spirito con cui si leggono i comix o si assiste ad una situation comedy che è poi lo stesso stile di vita a cui aspira (inconsapevolmente?) il protagonista Stingodisanto. Rapinatore, prima, e “terrorista” poi al servizio di Al Quaeda. Definita da Felli “l’organizzazione terroristica più temuta al mondo” o in alternativa “ un nemico virtuale, una sorta di ologramma creato a tavolino dalla Cia.
Comunque sia scrive, ancora, Felli “ …primo ed unico caso nella millenaria storia dei conflitti – un NonStato ha dichiarato guerra a due stati:Israele e USA…l’ultima idea del genere l’avevo letto in Alan Ford…
HOTEL GUANTANAMO
Pierluigi Felli
Ed.Novecento pp.112, Euro11,00
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