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“Un gelo corre nell’anima,/ad AUSCHWITZ la mente brucia tra resti di baracche e di forni./ Ancora urlano di dolore questi fili spinati”.
Una lunga lirica da cui abbiamo tratto questi versi suggella il particolare e commovente libro- testimonianza di Pietro Vitelli: HAIKU – Viaggio della Memoria, ( ed.moderata durant pp.128,Euro 8,00)dall’esplicativo sottotitolo “ da Maenza ad Auschwitz”.
Rileggendolo, in questo momento così difficile e doloroso, carico d’incognite per il mondo, abbiamo ricordato l’atmosfera emotivamente forte, emozionante che accompagnò la presentazione delle liriche qui a Latina; vi parteciparono appassionati di storia come lo scrittore Mario Ferrarese e la poetessa Adriana Vitali Veronese, la quale, anziché esprimere un qualche commento critico scelse di offrire un particolareggiato e affettuoso ritratto in versi dell’autore. E, noi ascoltando le tante parole, a volte, intime confessioni di gioie, di paure ci chiedemmo, girando subito la domanda all’autore, perché si scrive un libro? Cosa spinge a pubblicare una pagina del proprio diario, quasi un diario di bordo come in questo caso? La risposta fu che in primis c’è un bisogno incoercibile di comunicare, di condividere, per non inaridirle, non dimenticare le emozioni. Le emozioni: geografia dell’anima, Storia impalpabile eppur tangibile dell’Uomo.
Pietro Vitelli, utilizzando l’insolita forma poetica giapponese dell’haiku che - egli stesso afferma di aver scelto - “per l’immediatezza e la semplicità espressiva che tale forma poetica permette”, ha reso molto speciale, almeno nel panorama letterario pontino, la sua pagina di diario.
Il libro descrive il viaggio effettuato, con una delegazione del comune di Maenza ed un gruppo di giovani studenti maentini, per ripercorrere le tappe, i luoghi percorsi dai deportati durante la seconda Guerra Mondiale fino ad Auschwitz “inferno fumo/ saliva lento/ mille bimbi bruciati”, in occasione della “Giornata della Memoria” il 27 gennaio 2004. Con un inciso Pietro Vitelli ricorda come il ventisette gennaio del ’45 l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz ponendo così fine a quell’assurda follia collettiva dove “si tacque/tacquero troppi, ovunque”.
Il libro, di Pietro Vitelli, la cui forma stilistica lo caratterizza per originalità, ma nel contempo lo rende “non per tutti”, e, la scelta di aggiungere un interessante glossario, (di fatto un vero e proprio, breve ma chiaro, compendio di quel momento storico), più la miscellanea di fotografie, toglie forza all’impatto poetico.
Fa impressione leggere in una dettagliata scheda, presente nel libro, il numero delle vittime, e, in questa desolata e angosciosa contabilità spicca il numero dei soldati sovietici morti, il più alto in assoluto: tredicimilioni e seicentomila.
Vittime di una guerra crudele, devastante come lo sono tutte le guerre.
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