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“Distrattamente, mi andò l’occhio nelle costoline riportanti il titolo e il nome dell’autore. E iniziai a leggere: Montalbàn, Eco, Sepùlveda, Battisti, Cammilleri, Parlotto,Camus, Cassola, Colaprico, Dazieri, Màrquez, la Ginzburg, Moravia, Grass, Hammett, Hemingway, Izzo, Manchette, i due Levi, Macchiavelli, Soriano, la Morante e Orwell. A Orwell mi fermai ma ce ne stavano almeno altrettanti. Venti, trenta,quaranta romanzieri, e tutti comunisti. Un bel mistero, non c’è che dire. Anche se “comunisti” non è proprio il termine giusto – più esatto definirli di sinistra, progressisti, prodiani -, chiamarli ancora “comunisti”, come insegna Il Grande Silvio, è più bello e poi…”
E’ un brano, una, delle tante, chicche di cui è costellato l’ultimo romanzo di Pierluigi Felli “Guarda che luna”; il romantico titolo è “una citazione”, un omaggio al mitico Fred Buscaglione. Il libro sarà presentato a Latina venerdì 22 alle ore 18, presso il Museo Cambellotti.
Tutto il romanzo è un vorticoso percorso, a volte divertente ed arguto a volte velenoso e sardonico, di citazioni, riferimenti a personaggi della cronaca, della storia più o meno contemporanea, della letteratura, politica e attualità.
“Guarda che luna” lo si può, a pieno diritto, definire un sequel: per la terza volta il protagonista è Andrea Doria, lo scalcinato investigatore latinense parodia di un celebre, fascinoso e, apparentemente, altrettanto scalcinato e perdente investigatore d’oltreOceano: Philip Marlowe.
Pierluigi Felli, è uno dei nostri migliori scrittori satirici-umoristici emergenti: ricordiamo ancora le entusiaste recensioni fatte da molte importanti testate, ai suoi precedenti lavori, citiamo solo a titolo d’esempio il “Sole 24 ore”.
Anche, in quest’ultima fatica letteraria Felli conferma il suo stile spigliato, brillante, veloce, quasi cabarettistico, televisivo.
Passiamo alle dolenti note di critica: argute, veritiere, frizzanti e salaci osservazioni sull’eterno conflitto uomo-donna non riescono a nascondere un serpeggiante e fastidioso antifemminismo d’antan; va bene che, l’autore, ha messo le mani avanti scrivendo, nel risvolto di copertina, di essere “un rarissimo caso di romanziere non comunista”..però.
Il protagonista, o, meglio i protagonisti, di “Guarda che luna” (ed.Pulp pag.108 Euro 11,00) Andrea Doria e sua moglie Sibilla furono i personaggi, creati da Felli al suo esordio, nel racconto breve “Un matrimonio d’interesse”. La storia è riproposta trasformata in un romanzo: nella trasposizione i personaggi hanno perso un po’ di smalto, di freschezza, di verve.
Lo scenario, luogo d’azione, è la periferia campana: una cartolina al luogo comune, e, la realtà camorrista è vista per davvero di “striscio”.
Decisamente creativo, non scontato, il finale che prende spunto – ma, forse è solo una nostra fantasia,- da “La lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne, per finire con un caustico e macabro noir, dove una variopinta giostra di personaggi sembrano essere degni emuli di Wanna Marchi e del suo mago do Nascimiento.
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