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«La trasfigurazione della realtà -
Giuseppe De Santis». Un volume
prezioso, una monografia già accolta
con successo al Museum of Modern
Art di New York nel corso di
una retrospettiva dedicata al regista
scomparso organizzata da Cinecittà
Holding e dal Departement of Film
del MoMma. Era lo scorso dicembre,
il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano fece il suo ingresso
nelle sale ed espresse il suo
vivo apprezzamento. Il libro che
l’Associazione intitolata a De Santis,
in collaborazione con il Centro
Sperimentale di Cinematografica,
ha dato alle stampe in duplice lingua,
italiana ed inglese, curato con meticolosa
attenzione da Marco Grossi,
è un’opera che merita attenzione.
Tra le pagine rivive il regista, l’
uomo e l’artista;
emerge nitido il suo
amore profondo nei
confronti della città
di Fondi che gli dette
i natali e verso la cultura
contadina; spicca
la personalità del
cineasta rivoluzionario
per la sua idea di
un cinema costruito
sulla potenza evocativa
dell’immagine;
un cinema mai banale,
mezzo atto a costruire
una coscienza
civile. Non è un caso
che De Santis subì
ostracismi produttivi
o censure che gli impedirono
di realizzare molti lavori
che avrebbe voluto concretizzare.
Nel decennale della morte e a novant’anni
dalla nascita, il volume gli
rende omaggio e attraverso la storia
dei suoi film, con il supporto di
saggi, testimonianze e fotografie
bellissime, racconta un personaggio
che ci ha lasciato una lezione di
spessore. Sì, l’occhio con cui De
Santis seppe cogliere la realtà, trasfigurandola
con la sua arte, senza mai
tradirla, ha una potenza inesauribile
che si riflette in chi assiste alla proiezione
di quelle pellicole che catapultarono
lo spettatore nel cuore dei
problemi del tempo. La figura del
regista assume così un ruolo determinante
nella cinematografia, ambasciatore
del Neorealismo, alimentato
nel suo lavoro dalla tensione
verso l’impegno sociale, verso l’osservazione
della realtà in tutti i suoi
aspetti, senza mai astrarsi da una
poetica narrativa di rara efficacia.
E’ sufficiente sfogliare il volume
per rincontrare quei fotogrammi che
parlano e ricostruiscono il passato.
I saggi inediti di registi, storici,
critici, da Carlo Lizzani che dell’Associazione
De Santis è il presidente,
a Ettore Scola, Callisto Cosulich,
Mario Silvestri..., inquadrano con
precisione il cineasta, Maestro ora
dell’ironia, spesso di vita; le testimonianze
di Marco Bellocchio, Bernardo
Bertolucci, Marco Tullio
Giordana, Mario Martone, Ferzan
Ozpetek dimostrano la stima nei
confronti di una personalità che ha
fatto veramente scuola.
Sono poi ancora le immagini a
chiarire, a documentare mentre si
susseguono volti noti di attori e
attrici che De Santis
valorizzò al massimo,
come Silvana Mangano,
indimenticabile
mondina di «Riso
amaro», film che vide
una delle più grandi
interpretazione di Vittorio
Gassman e l’illuminarsi
della stella
di Raf Vallone. Non
manca una ricchissima
bibliografia ed il
soggetto inedito «I
fatti di Andria», tra i
progetti più belli che
ebbe De Santis, uno di
quei sogni che gli fu impedito di
realizzare. Il libro sarà presentato
domenica 10 febbraio alle 17.30
nell’Auditorium comunale di
Fondi, seguirà la proiezione del
documentario di Andrea Martini
«De Santis et Moretti citoyens
et cinéastes».
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