Ha paura della pioggia, e
nelle notti che hanno visto
esondare fiumi e canali, non
ha fatto altro che sorvegliar
e il suo
campo e l'argine
del fiume
in località
Porto Duro,
oggi zona
Pratone.
Perché ai
tempi in cui
l'Ufente era
navigabile e
la palude regnava
sovrana,
lì dove
oggi c'è una
lunga distesa
di serre c'era
un approdo.
Antonio Panella,
40 anni
di cui 20
passati a fare
l' agri colt ore
è infuriato, e allo stesso
tempo attonito: si lamenta
per come vengano gestiti i
lavori di pulizia dei canali e
delle fossette da parte del
Consorzio di bonifica, ma
soprattutto protesta per come
siano stati eseguiti i
lavori di ripulitura dell'argine
del fiume Ufente: «Cinque
anni fa, hanno pulito il
letto del fiume, portato via
la terra dura e lasciato un
argine di 25 centimetri».
Troppo poco per una zona
totalmente acquitrinosa fino
a meno di un secolo fa:
«Pago ogni anno 200 euro
per due ettari di terreno, ma
l'ente do bonifica cosa fa
per me? Ho dovuto portare
brecciolino ed aggiungere
ghiaia, affinché si formasse
una barriera contro l'innalzamento
delle acque in inverno,
ma questa volta il
mio lavoro non è bastato e
dall'argine è iniziata la lenta
ma progressiva infiltrazione
delle acque che hanno
raggiunto le serre, con
30.000 piante di pomodori
».
Poco più in là, dove i
campi sono
coltivati
a granotu
rco,
a quattro
giorni
dalle
piogge, ci
sono solo
acquitrini
che si
espandono
per decine di chilometri
quadrati. Siamo in zona lago
Monello: «Le giovani
piante non ce la faranno -
dichiara Lino Cerroni, che
in Commissione Settori
produttivi si sta battendo
per avere almeno la possibilità
di dirne quattro all'ente
di bonifica - non si puliscono
gli argini, non si pulisce
il fondo dalle acque limacciose,
ma soprattutto non si
limitano i danni, agli incroci
sulle migliare l'erba è più
alta di un uomo!».
Elisa Fiore (25/05/2008)
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