La crisi dell’Estrusione Italia di Sezze, ieri (20 febbraio scorso), è approdata in consiglio comunale, grazie ad una convocazione urgente. In aula Alessandro Di Trapano presenti molti dei 91 dipendenti messi in cassa integrazione, in aula ovviamente per capire il ruolo che la politica avrà in questa crisi. In apertura dei lavori il sindaco Andrea Campoli ha riferito dell’incontro avvenuto in Provincia nei giorni scorsi con i titolari dell’Azienda. Dalle parole del primo cittadino, e stando a quello riferito dai vertici aziendali, ci sarebbe da parte della Estrusione Italia l’impegno per rilanciare l’attività per mezzo di un piano di investimenti a breve termine ma, a tal proposito, non ci sarebbero state garanzie da parte degli stessi proprietari.
Tra gli scranni anche il consigliere provinciale del Pd Enzo Eramo, sensibile alla situazione dei lavoratori della fabbrica che produce profilati in alluminio. Eramo ha sottolineato la sensibilità espressa dalla politica e dalle Istituzioni per il caso Estrusione Italia. L’esponente democratico, dopo aver fatto un quadro della crisi delle aziende del capoluogo, ha parlato della Estruzione Italia, dicendo che la crisi ovviamente viene da lontano, aggravata da una mancanza di investimenti da parte della ditta stessa. «Senza un piano industriale – ha detto Eramo - il percorso di una azienda è segnato ed è quello che è successo per la Estrusione Italia di Sezze la quale ha preferito il sito di Buccino e quello di Brescia». Eramo ha parlato poi di una fase di smantellamento della società già avviata anche per mezzo del trasferimento delle matrici. La soluzione? Al momento non esiste, però la politica locale ieri si è impegnata a fare tutti i tentativi possibili per sollecitare Regione Lazio e Ministero competente ad intervenire e a prendere seriamente in considerazione il caso Estrusione Italia.
Oltre al sindaco, ad Eramo e ai rappresentanti sindacali, e a testimonianze dei lavoratori, diversi sono stati gli interventi in aula, tra cui Reginaldi, Ricci e Uscimenti, Bernasconi, Di Palma e Giorgi. Quest’ultimo, non usando mezze parole, ha parlato di una fabbrica a rischio chiusura ma ha inviatito tutti a non mollare e intraprendere iniziative comuni. Tutti interventi, comunque, hanno espresso al pubblico presente vicinanza e una sincera preoccupazione per le sorti lavorative dell’azienda ma vi è stata anche la presa d’atto di non avere la forza necessaria per intervenire direttamente la crisi della fabbrica.
Alessandro Mattei (22/02/2012)
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