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Dopo il Lodo Dondi c'è il rischio del Lodo Acqualatina
la denuncia del movimento Provincia Futura

| (Sezze)
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Comune avvisato Comune mezzo salvato? Così, però, non sarà, dato che si profila una ipotesi di un piano di salvataggio per Acqualatina. Ad esternare dubbi e perplessità è il portavoce di «Provincia Futura» Paolo Di Capua, che parla del rischio di un Lodo Acqualtina dopo il Lodo Dondi. «Dopo il Lodo Dondi i cittadini di Sezze devono aspettarsi anche il Lodo Acqualatina? Si profila un piano di salvataggio di Acqualatina che indurrà una approfondita discussione in Conferenza dei Sindaci sui debiti di bilancio da coprire, che graveranno in quota percentuale anche sui cittadini di Sezze. La nostra città - afferma Di Capua -fa parte dell'Ato 4 ed è socio di Acqualatina con una quota di 1,8% di azioni e apparteniamo all’Ato 4 con quota partecipativa del 3,6666 %». Per l’esponente della lista civica di Domenico Guidi, le questioni quali “la convenzione di gestione “, il patto “parasociale”, il “piano d’ambito” e il “Mutuo Delfa Bank” avrebbero dovuto trovare spazio in sede discussione comunale in quanto queste tematiche produrranno impegni economici anche per Sezze e quindi per i suoi cittadini. «Evitiamo l’imposizione di un nuovo barzello nei confronti di Sezze – consiglia Provincia Futura – affrettiamoci a disertare la conferenza dei sindaci e parliamone in consiglio comunale». Essere o non essere della provincia di Latina? Questo il dilemma di Sezze nei confronti dell’ente provinciale in quanto a tasse e balzelli vari si esiste, mentre ad agevolazioni e benefici no. «Sezze da molto è discriminata. I sezzesi - aggiunge Di Capua -non solo non godono di questo servizio ma sono penalizzati in quanto soci e perché non usufruiscono delle agevolazioni a favore delle fasce deboli in riferimento alle delibere della Provincia di Latina». E mutuo Delfa Bank? «Sul mutuo di 115 milioni di euro concesso ad Acqualatina - chiude - era necessaria la garanzia da parte del socio pubblico, quindi siamo coinvolti e ogni Comune avrebbe dovuto accettare o respingere il contratto di pegno chiesto dalla banca e solo successivamente avrebbe dovuto esserci il passaggio alla conferenza dei sindaci».
Alessandro Mattei (12/11/2009)
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