Campoli mette alle corde la
Dondi spa. Potrebbe essere arrivato
il momento del commiato,
tra l'amministrazione comunale
di Sezze, ente concedente, e la
concessionaria del servizio idrico.
Il protrarsi di un rapporto saldatosi
nel tempo su una sommatoria
di inadempienze contrattuali,
sottaciute da amministrazioni
spesso incoscienti, avrebbero determinato
«il frutto amaro» del
lodo Dondi. Così in commissione
Capigruppo è approdata la decisione
che verrà dibattuta nel prossimo
Consiglio comunale: dare
mandato al sindaco ad assumere
ogni «iniziativa di tutela legale
stragiudiziale e giudiziale delle
ragioni del Comune nei confronti
della Dondi spa», affinché parte di
quelle ragioni possano essere fatte
valere. Ma la goccia che avrebbe
fatto traboccare il vaso sarebbe
stata la «scoperta» di due fatture,
la n.151 del 23.12.1998 di
104.183,80 euro e n.152 del
23.12.1998 del valore di
98.275,60 euro, riconteggiate
all'interno del
lodo benché fossero
state regolarmente pagate
dal servizio di Tesoreria
comunale. Le
due fatture erano peraltro
state evidenziate in
passato anche nei conteggi
effettuati, dall'ex
sindaco Lidano Zarra
all'atto dell'avvio delle
procedure del lodo, essendo
lo stesso, l'unico
strumento previsto prima
dell'avvio di un
contenzioso formale. Come possono
allora essere sfuggite due
fatture saldate all'interno di una
procedura arbitrale? E perché solo
ora la scoperta? L'attenzione
del sindaco Campoli e della sua
giunta si sofferma su altri aspetti
ritenuti gravi. In primis il recupero
di un credito di 1.564.090,52
euro vantato dal Comune del
2002 che non è mai stato
saldato dalla Dondi, «graziata
» da una sentenza che
annullava gli effetti del decreto
ingiuntivo per motivi
legati all'illegittimità costituzionale
della procedura
adottata, in ambito di giurisdizione
amministrativa.
Al macroscopico guasto oggi si
aggiunge la contestazione legata
al contributo annuale per le verifiche
e la sorveglianza del servizio
acquedotto, quantificata nel 3%
del ricavo utile di gestione e comunque
non inferiore a 15.493,71
euro annui. Che la Dondi dal 1993
non avrebbe mai pagato, assieme
al canone di concessione di
5.164.57 anno, oltre alle due fatture.
«Dal 2007 abbiamo avviato
i report dei consumi idropotabili
per le utenze pubbliche - spiega
Campoli - e da allora, mai una
sola volta siamo andati oltre la
soglia gratuita. Il tempo della ragionevolezza
è finito. Chiameremo
la Dondi alle sue responsabilità,
è il tempo di un'azione giudiziaria
seria, che metta la
concessionaria con le
spalle al muro: dare un
servizio efficiente e rigoroso
o rescindere il contratto.
Il rapporto si è incrinato,
le riparazioni non
si fanno e i cittadini sono
costretti a subire recuperi
selvaggi dei crediti vantati dalla
Dondi. Questa maggioranza sta
lavorando affinché la concessionaria
venga inchiodata agli obblighi
derivanti dal contratto di gestione,
a partire dai fatti e dai
risultati che dovranno essere chiari
e visibili alla cittadinanza».
Elisa Fiore (26/11/2009)
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