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La quotidianità tecnologica
che ci segue ed insegue al
lavoro, nello studio, nel tempo
libero, nello sport non sempre
è amica o mantiene le promesse
nei confronti di chi permanentemente
o temporaneamente
è affetto da disabilità.
Le chiameremo "barriere tecnologiche",
quegli ostacoli
che impediscono alle persone
con particolari esigenze di avvantaggiarsi
con successo
delle tecnologie informatiche,
soprattutto del web. Gli utenti
"special needs", in ragione
della loro particolare condizione,
necessitano di soluzioni
ad hoc per avvantaggiarsi e
fruire del web che consentirebbe
loro di vivere meglio la
diversità e vincere alcune delle
limitazioni con le quali convivono.
L'esperienza di navigazione
nel web per un disabile o un
cieco, solo per citare alcuni
esempi, è fortemente limitata
ed ostacolata, risultando scoraggiante
e frustrante, dall'equivalente
telematico degli
scalini, delle porte strette ed in
generale dalla scarsa attenzione
che viene rivolta loro. In
Rete, infatti, l'uso di alcune
tecnologie, che risultano graficamente
accattivanti, e la
modalità di implementazione
dei siti web con particolari
strutture di menù a scomparsa,
l'uso di animazioni ed immagini
o di particolari formati
di file, ne impediscono la fruizione
proprio da parte di coloro
i quali potrebbero trarne
maggiori opportunità e vantaggi.
Gli utenti "special
needs" per visualizzare una
pagina web od utilizzare le
applicazioni più comuni di un
computer, devono ricorrere ad
espedienti e soluzioni tecnologiche
che operano come un
intermediario. Specifici software
e dispositivi di puntamento
aumentano il livello
d'interazione con il PC ed il
web ma non sempre garantiscono
il risultato. Nel caso di
un cieco, ad esempio, lo
"screenreader" è un software
che, attraverso un cursore vocale,
scorre l'intera pagina
"vocalizzandola". Le "barriere
telematiche" per un simile
software sono rappresentate
da immagini alle quali non è
stata fornita una descrizione
testuale od alternativa, piuttosto
che dai filmati o animazioni
per le quali non è stata
prevista un'alternativa o risultano
irrilevanti ai fini della
comprensione del testo. In Italia
per tutelare tali utenti il
legislatore è intervenuto con
una specifica normativa nota
come "Legge Stanca" (Legge
4 del 9 gennaio 2004) per
garantire il diritto di accesso
ai servizi informatici e telematici
della pubblica amministrazione
e ai servizi di pubblica
utilità da parte delle persone
disabili. Le disposizioni
della legge si applicano oltre
che ai siti web, anche al materiale
formativo e didattico utilizzato
nelle scuole di ogni
ordine e grado. I requisiti tecnici
ed i principi sanciti sono
all'avanguardia ed in linea con
gli standard di riferimento in
ambito internazionale, le altre
iniziative governative e non.
La definizione di "accessibilità"
indicata nella normativa è
"la capacità dei sistemi informatici,
nelle forme e nei limiti
consentiti dalle conoscenze
tecnologiche, di erogare servizi
e fornire informazioni
fruibili, senza discriminazioni,
anche da parte di coloro
che a causa di disabilità necessitano
di tecnologie assistive
o configurazioni particolari".
Le tecnologie "assistive"
sono "strumenti e soluzioni
tecniche, hardware e software,
che permettono alla persona
disabile, superando o riducendo
le condizioni di svantaggio,
di accedere alle
informazioni e ai servizi erogati
dai sistemi informatici".
Il mancato rispetto dei requisiti
di accessibilità ed in particolare
la costante rincorsa
delle tecnologie assistive per
adeguarsi alle nuove frontiere
del web, come quella del web
2.0, creano un divario che
spesso accompagna l'introduzione
di nuove tecnologie proprio
a svantaggio di chi dovrebbe
beneficiarne di più.
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