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“Anche Dio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini” scriveva Friedrich Nietzeche, in “Così parlò Zrathustra” e per redimere questo inferno per vincere in questa lotta fu mandato un specialissimo guerriero: Gesù. Un guerriero senza spada ma con un arma ben più forte: la parola.
Il primo a trascrivere le parole e la vita di Gesù fu l’Apostolo Matteo. Secondo la tradizione iniziò a scrivere sei anni dopo la morte del Messia.
E, in “Dice Matteo". Il rabbi che amava, seguiva, interpretava Gesù” Silvia Giacomoni, giornalista di La Repubblica, riscrive e commenta attualizzando con linguaggio moderno le parole del primo “biografo” della cristianità. Il primo copy-writer de “la buona novella”, de “la storia infinita”: il messaggio del Cristo.
Il sacro per Silvia Giacomoni non è una novità, infatti, si era già cimentata con esso scrivendo, nel 2004, una nuova versione del Vecchio testamento, ne la “Nuova Bibbia Salani”.
La storia, ovvero, il Vangelo secondo Matteo è un testo “ispirato” per tutti i cristiani ed una insostituibile lettura storica per tutti, ovviamente, è anche una storia ( ma, forse mi sbaglio) che non riserva sorprese o colpi di scena, mentre, una piacevole sorpresa è la narrazione che ne fa l’autrice, dove ai passi salienti del Vangelo secondo Matteo, fedelmente riportati, aggiunge il suo commento, la sua riflessione, le sue domande sul significato, oggi, delle parole del Vangelo. Ed i suoi interrogativi risuonano in noi come nostri interrogativi. E così con un linguaggio nuovo Silvia Giacomoni narra la storia del più rivoluzionario fra i rivoluzionari.
“Dice Matteo” (ed. Longanesi, pag. 160, Euro 13,00 ) è anche una totale riscrittura del testo sacro, tesa a renderlo pienamente comprensibile alle diverse sensibilità del lettore moderno.
In questa riscrittura vi è un acuta analisi del personaggio Gesù di fronte al “potere” di Roma, un potere che, normalità dei tempi, travalicava quello materiale, politico per abbracciare o meglio dominare anche quello divino.
In una recente intervista l’autrice ha confidato che l’idea di scrivere questo il libro le sia venuta osservando i monti, il firmamento durante una vacanza, in compagnia del suo inseparabile computer, in Val d’Aosta. E, lì ha cominciato a tradurre, a riscrivere il “racconto” dell’Apostolo Matteo “seguendolo passo passo, ma pure mettendogli in bocca spiegazioni di cose che nel vangelo non ha scritto, perché i suoi contemporanei le sapevano già. Così, in un anno di lavoro – di studio, di spavento, di emozioni – l’ho reso contemporaneo pure a noi”.
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