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Ha conquistato il titolo
di personaggio dell’anno. Perché, quello che Daniele
Nardi ha vissuto in questo
2007, va oltre la semplice
impresa sportiva.
Dove, di semplice, non c’è
proprio nulla: a partire dagli
8.611 metri di altezza da
raggiungere, alle due persone
della spedizione da lui
capitanata scomparse durante
l’avventura per scalare il
K2, la montagna più difficile
al mondo, fino alle condizioni
fisiche, con problemi respiratori
e ossei di ogni genere,
e climatiche, con continue
bufere di proporzioni e
violenza che non possiamo
immaginare, tanto sono lontane
dal nostro vivere quotidiano.
Ma il 31enne scalatore setino
non è di certo nuovo a
queste imprese, visto che il
K2, conquistato lo scorso 20
luglio alle ore 16.01 locali,
rappresenta «solo» la settima
vetta in carriera: la prima è
stata il Gasherbrum a 8.035
metri con spedizione partita
il 29 luglio 2001, poi c’è
stato il Cho Oyu a 8.201
metri nel settembre del 2002,
quindi l’Everest a 8.848 metri
datato 7 aprile 2004, ed
ancora lo Shisha Pangma a
8.046 metri raggiunto nell’ottobre
del 2005, passando
per l’Aconcagua a 6.959 metri
a cavallo tra la fine 2005
e l’inizio del 2006, quindi il
Makalu a 8.473 metri il 19
marzo 2006, fino a chiudere,
per il momento, con il K2.
Per il momento... visto che
in cantiere Daniele ha una
nuova impresa: il raggiungimento
del Kanchenjonga, al
confine tra Nepal e Tibet, a
8.586 metri, messa in agenda
nel prossimo mese di marzo.
In attesa, torniamo a quello
che, fino ad ora, può essere
definito come il momento
più emozionante della sua
vita: la spedizione sul K2 è
stata seguita passo dopo passo
da Rai Sport e dal giornalista
Marco Mazzocchi che
ha realizzato uno special in
due puntate andato in onda
su Raidue catallizzando l’attenzione
di centinaia di migliaia
di telespettatori, ma è
stata anche un’avventura che
è costata la vita a due persone.
La prima è stata quella di
uno sherpa al seguito di una
delle varie spedizioni internazionali
che si trovavano lì,
nello stesso periodo di Daniele
Nardi.
In questo caso si trattava
di un uomo del posto che è
scivolato nel vuoto proprio
di fronte a Daniele che non
ha potuto fare nulla per salvarlo.
Lo sherpa, ricordiamo,
è componente della popolazione
delle montagne
del Nepal.
E poi l’altra vita che si è
spezzata su quella difficilissima
montagna è stata quella
dello scalatore di Terni Stefano
Zavka, compagno di
squadra del pontino, anche
lui arrivato fin sopra la vetta
ma senza riuscire più a tornare
giù. Riproponiamo alcuni
stralci dell’intervista che Daniele
ci ri rilasciò subito dopo
il suo rientro a Sezze.
Ricordi ogni più piccolo
istante di quei momenti?
«Il ricordo è forte, indelebile,
ma le emozioni le sto
vivendo in maniera molto
graduale. Ci vuole tempo per
metabolizzare questo tipo di
imprese e farle tue davvero.
Anche per tante cose che
sono successe e che hanno
caratterizzato questa avventura
».
Il riferimento è al compagno
di squadra Stefano Zavka?
«Sì, a lui. Molto è stato
detto, ma solo in pochi sanno
effettivamente di cosa stiamo
parlando. Dei pericoli
che si vivono in prima persona
su quella montagna e a
quell’altezza. Stefano era un
professionista, una guida alpina
e soprattutto ancor prima
di me ha vissuto nel 2004
l’esperienza di scalare il K2
senza però riuscirci. Quando
uno scalatore decide di affrontare
un “tetto del mondo”
nessuno più riesce a convincerlo
a rinunciare. Soprattutto
nel caso di Stefano,
che aveva in più un personale
conto in sospeso proprio con
il K2. Il richiamo è stato
troppo forte, ma la sfortuna
stavolta ci ha messo lo zampino
».
Una conquista preparata
con attenzione, da quando
avevi 14 anni.
«Si, è così. Ogni cosa fatta
negli ultimi tempi, dalle conquiste
dell’Everest del 2004,
allo Shisha Pangma dell’anno
successivo, è stata messa
a punto solo ed unicamente
pensando al K2».
Ed ora che lo hai conquistato
come ti senti?
«Free, ecco questa è la parola
giusta. Libero in tutto e
per tutto e, soprattutto, consapevole
di aver portato a
termine il progetto “Sui tetti
del mondo” con il 100% del
successo. E’ stato un progetto
difficile, impegnativo, anche
dal punto di vista economico,
ma che con la collaborazione
di tanti amici ed
appassionati, sono riuscito a
portare a termine in maniera
pulita e lineare».
Ma questa ultima vittoria è
tutta tua, o la vuoi dedicare a
qualcuno?
«Come ho detto in precedenza,
ancora non mi sto
rendendo conto bene di quello
che ho fatto, mi serve un
po’ di tempo, ma quello che
è certo è che questo K2 lo
voglio dedicare a mio papà
Agostino, senza il quale non
sarei riuscito a fare nulla,
anche le più piccole cose.
Perché nei momenti più difficili
mi è sempre stato vicino,
perché mi ha seguito fin
dagli inizi senza mai farmi
desistere, ma sempre e continuamente
dandomi fiducia
ed incoraggiandomi. Poi al
resto della mia famiglia che,
ne sono certo, più di una
volta ho fatto stare in apprensione
per me, ma poi sono
sempre riuscito a tornare a
casa. Ed ancora una dedica
speciale a tutti gli amici ed
appassionati di montagna
che, grazie a me, sono riusciti
a vivere più da vicino certe
conquiste di cui normalmente
sentiamo parlare soltanto
in televisione o troviamo sui
libri specializzati. Stavolta,
invece, c’è “uno” del loro
paese, della loro provincia
che ce l’ha fatta».
LO CONSIDERANO un miracolato,
uno che è riuscito a salire e
scendere da una montagna, dove
la fredda matematica dice che
uno scalatore su quattro lì, sul
K2, ci lascia la vita. E questa è
storia, che non si cancella. Ma a
lui, questa sorte non è toccata.
Perché Daniele Nardi, il 31enne
setino dal fisico esile ma dalla
determinazione da vendere, ha
una carta in più, che è la convinzione
di riuscire a fare ogni cosa
che gli passa per la mente. Uno
che potrebbe star bene di fronte
ad una cinepresa, nel ruolo del
super eroe di turno pronto a salvare
la vita dei cittadini del mondo
da un pericolo imminente. Ma,
Daniele, alla fine preferisce semplicemente
salvare la sua, di vita.
Da quando si è messo in testa,
neppure maggiorenne, di arrivare
in cima al K2 ed entrare nella
storia. E, alla fine, insisti e resisti
raggiungi e conquisti. Ogni anno,
dal 2001 ad oggi, un’impresa,
ogni impresa un tassello da posizionare
in quel puzzle che rappresenta
quel suo progetto di essere
un uomo «freedom»... libero. Ed
ora è la volta del Nepal. Staremo
a vedere.
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