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Ieri su questo quotidiano (Latina Oggi) è
stata pubblicata la curiosa notizia
della massiccia registrazione
di domini internet, il nome
che compone l'indirizzo di
un sito web, relativi a nomi e
cognomi di amministratori e
politici locali, compiuta non
dai diretti interessati. L'eccentrico
autore di questa «operazione
» ha comunicato anche
un primo elenco dei siti web
registrati che, al momento, non
presentano contenuti riconducibili
alle persone cui però dichiara
espressamente di riferirsi.
E' questo un fenomeno
noto in Rete fin dagli anni 90 e
prende il nome di «CYBERSQUATTING
» o «DOMAIN
GRABBING».
Tale fenomenologia, che ha
registrato un aumento dell'8%
nel 2008 rispetto all'anno precedente
(Fonte WIPO), si può
tradurre come un rapimento
del nome di dominio che si
riferisca inequivocabilmente
ed univocamente ad un persona
fisica o giuridica che non
abbia ancora creato e quindi
registrato il proprio sito. Celebri
sono stati, in Italia, i casi di
Armani, Ferrari ma anche dell'attrice
Manuela Arcuri. Ogni
rapimento impone sempre un
riscatto. Nel caso del CYBERSQUATTING,
il riscatto solitamente
consiste nel pagamento
di una somma di denaro,
richiesta, sottintesa o proposta
affinché venga restituita la
proprietà del nome o del marchio
alla persona che ne pretende
e manifesta, dimostrandola,
la proprietà. La consapevolezza
con la quale il
malintenzionato registra ed
utilizza il nome altrui per comporre
un indirizzo internet di
un sito web, approfittando della
mancata registrazione dello
stesso o di sue varianti, è uno
degli elementi che concorrono
a perfezionare condotte illecite,
previste e sanzionabili dal
nostro ordinamento giudiziario.
L'uso illecito del nome
altrui può causare un danno
all'immagine del legittimo detentore
e proprietario che nel
caso di realtà commerciali può
tradursi anche in consistenti
danni economici ed ingiusti
vantaggi da parte del tecnomariolo.
Il cyber squatter è
particolarmente attento nella
selezione dei suoi ostaggi telematici,
registrando nomi di dominio
riconducibili a particolari
eventi o personaggi famosi
al fine di sfruttarne, da un lato
la popolarità per aumentare le
visite sul relativo sito promuovendo
prodotti commerciali o
altra pubblicità, dall'altro per
denigrare o fare della satira su
taluni personaggi. La pratica di
assegnazione dei nomi di dominio,
in generale, soggiace
alla regola secondo la quale se
un nome di dominio unitamente
ad un determinato suffisso
(TLD: Top Level Domain)
cioè i vari .com, .it, .net, .org
ecc è libero, ovvero non è stato
ancora registrato, chiunque lo
può registrare e dunque diventarne
il detentore fino alla scadenza
sottoscritta. L'interrogazione
alla base dati del «WHO
IS» (chi è) di ogni TLD consente
di conoscere diverse informazioni
sia sull'utente che
ha effettuato la registrazione,
sia sul soggetto che lo mantiene
oltre alla data di registrazione
e scadenza. Per i siti con
estensione .it, ad esempio, è
possibile digitare il nome del
sito senza «www» nel campo
whois del sito www.registro.it,
per conoscerne il titolare.
Una recente evoluzione del
CYBERSQUATTING prevede
la registrazione non solo di
nomi di dominio relativi a noti
personaggi, parole di uso comune
o brand commerciali,
ma anche sugli errori che gli
utenti possono commettere digitando
sulla tastiera l'indirizzo
del sito web da raggiungere.
Celebre è il caso, ad esempio,
di www.goooogle.it (scritto
con tre «O» anziché due), facendo
leva sul comune e probabile
errore di digitazione; lo
stesso nome associato al TLD
.com, invece, è stato registrato
proprio da google per evitare
possibili utilizzi fraudolenti o
dannosi. La legislazione statunitense
ha approvato già dal
1999 uno specifico provvedimento
che va a colpire questo
utilizzo distorto e dannoso del
web nel Anticybersquatting
Consumer Protection Act. In
Italia, dove il fenomeno è stato
importato con un discreto successo,
la giurisprudenza si è
riferita, consolidando il ricorso
alle norme del codice civile
che prevedono il diritto al nome
(art. 7 del C.C.) o la normativa
relativa alla tutela dei marchi.
Oltre all'azione giudiziale
prevista per i casi del genere
sono state sviluppate delle procedure
alternative e molto efficaci,
in alcuni casi parallele
all'azione legale, c.d. stragiudiziali.
In particolare la Registration
Authority Italiana per i
nomi di dominio con TLD .it,
operante presso il CNR di Pisa,
ha sviluppato - anche sulla
scorta delle esperienze internazionali
- una serie di procedure
e regolamenti che consentono
attraverso un arbitrato
la composizione della controversia
in bonis direttamente tra
le parti con l'ausilio di un collegio
composto da esperti del
settore.
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