La Coldiretti passa al contrattacco. Di fronte all’inefficienza dell’attuale filiera agro-alimentare, e dinanzi a vere e proprie azioni speculative e di frode, vara lo stato di agitazione ad oltranza. A comunicarlo è il presidente della sezione locale, Vittorio Del Duca. «Inizieremo il prossimo 27 Gennaio con una manifestazione di denuncia e di protesta presso il Centro Agroalimentare di Fondi (MOF) che estenderemo a tutto il Lazio nelle settimane successive. Azioni di denuncia e di manifestazione-protesta – aggiunge - si alterneranno a fasi di confronto-concertazione progettuale con le Istituzioni di riferimento, onde costruire le condizioni necessarie a rafforzare il settore e a metterlo in condizione di esprimere in futuro tutte le sue innumerevoli potenzialità».
I dati in possesso parlano chiaro. Esistono serie preoccupazioni per la grave crisi in cui versa l’agricoltura e segnali addirittura inquietanti emergono dal comparto orticolo di Sezze. Molteplici le cause. «Prime fra tutti - spiega De Duca - è il problema dei prezzi bassi all’origine dei principali prodotti del territorio (insalate, spinaci, broccoletti, cicoria, carciofi, ecc) che insistono costantemente dalla primavera del 2009 e che stanno mettendo a dura prova la capacità di reazione della maggior parte delle imprese orticole, esauste nelle disponibilità finanziarie da reiterate stagioni in cui i prezzi di vendita dei prodotti agricoli sono stati inferiori ai loro costi di produzione». Al calo dei prezzi delle “materie prime agricole” non è corrisposta, infatti, una analoga diminuzione dei prezzi di vendita al consumo che, anzi, sono aumentati. Come se non bastasse la situazione è stata aggravata dalle piogge persistenti che, oltre ad aver falcidiato le produzioni in pieno campo, ha ostacolato le operazioni di raccolta, raddoppiandone i costi.
Simbolo di questa strisciante crisi è il carciofo romanesco, bandiera dell’agricoltura setina, la cui coltivazione è stata ulteriormente contratta del 30% delle superfici ad esso dedicate lo scorso anno. Ma la vergogna però è rappresentata proprio dalla grande forbice tra i prezzi all’origine e quelli al consumo che rischia di accentuare il fenomeno dell'abbandono dell’attività da parte degli imprenditori e soprattutto da parte dei giovani.
Alessandro Mattei (27/01/2010)
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