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Coldiretti, nuovo appello anticrisi
La politica è venuta meno al suo ruolo

| (Del Duca, foto setino.it)
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Nuovo appello anticrisi da parte del presidente della Coldiretti di Sezze Vittorio Del Duca. L’Agricoltura sta pagando il prezzo più alto di questa crisi perché da diverso tempo è stata dimenticata dalla Politica. «La politica – scrive Del Duca - è ormai venuta meno al suo ruolo che è quello di interpretare i bisogni dei cittadini senza i condizionamenti dell’economia e della finanza, che spingono verso un modello di sviluppo che ha favorito speculazioni e nuove forme di povertà. Così i nostri prodotti agricoli vengono acquistati dalla G.D.O. in concorrenza con quelli del terzo mondo, dove la gente muore di fame, senza benefici di sorta per i consumatori che pagano sempre più caro il cibo. I mezzi di produzione registrano al contrario nuovi record di prezzi, che spingono al rosso i bilanci delle aziende agricole. Così non è più possibile andare avanti, se non ci sarà una inversione di rotta il settore primario è destinato a scomparire. E’ prioritario, quindi, che il cibo e l’Agricoltura siano riportati dalla Politica al centro delle strategie di sviluppo del Paese. La Politica deve dettare le regole per il funzionamento dell’economia reale, alla quale la finanza deve porsi al servizio. Le criticità del mercato del cibo, a partire dalla volatilità che danneggia imprese agricole e consumatori, sono il prezzo che paghiamo per aver invertito questa gerarchia valoriale. Oggi nel mondo, la finanza nella sua forma più spietata della speculazione governa l’economia, e la Politica per scelta o per necessità non regolamenta il mercato, così la gente paga il prezzo per tutti di questa anomalia». Del Duca si appella ai governanti di tutti gli enti affinché l’agricoltura abbia l’attenzione che merita dato che resta l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori agricoli under 30 negli ultimi quindici anni. «La presenza di giovani agricoltori – aggiunge il presidente della Coldiretti setina - è rimasta percentualmente stabile a conferma che il ricambio generazionale in agricoltura è più alto che in altri settori. Il fatto che da decenni si parla di imprese agricole condotte da anziani non solo non è vero, ma laddove accade rappresenta un fatto fisiologico in quanto i non più giovani nelle campagne rimangono in famiglia a dare una mano fino alla fine, magari anche come titolari di azienda. Non c’è dunque una contrapposizione generazionale frutto di un arretramento culturale, ma semplicemente una modernità sociale di cui siamo ben orgogliosi. Non devono essere però sempre i soliti a sostenere il peso di questa crisi».
Alessandro Mattei (19/09/2011)
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