E' divenuta una storia senza
fine quella dell'area cimiteriale
di Sezze che dà su Via
Bassiano. L'area in questione
individuata a suo tempo per
l'allargamento del cimitero è
famosa per la presenza di una
falda acquifera che però non
ha impedito la costruzione di
tombe e cappelle afflitte di
conseguenza da gravi problemi
di umidità.
La «questione acqua» è vecchia
e nota ai sezzesi. Verso la
fine degli anni Ottanta, su proposta
della locale sezione dell'Msi,
Giulio Maceratini ed
Evelina Alberti, deputati missini,
presentarono alcune interrogazioni
parlamentari relative
a tale questione. L'Msi
prima e poi Iniziativa sociale
(praticamente gli stessi), in altri
termini, hanno sempre tenuto
d'occhio il problema intervenendo
a più riprese.
«L'ultima nostra campagna risale
al 2006, sindaco Lidano
Zarra. Nel corso degli anni
abbiamo avanzato diverse
proposte affinché venisse evitato
un esborso di denaro da
parte dei cittadini, per cappelle
e loculi edificati sull'acqua.
Rammentiamo a tutti coloro
che dimostrano cortissima
memoria che il nostro impegno
è stato anche di carattere
ambientale e paesaggistico
per evitare, in un cimitero monumentale
come quello di
Sezze, il disboscamento di
piante e di vegetazione spontanea,
in particolare querce,
plurisecolari. Indicammo pure
zone idonee, posizionate nell'area
opposta. Com'è possibile
vendere oggi, come argomento
attuale, una situazione
che si sta trascinando da decenni
e far passare per imprevista,
e ci riferiamo alle infiltrazioni
di acqua, una problematica
ben nota a tutti gli
amministratori e a tutti i tecnici
che si sono susseguiti nel
tempo?».
Oltre ai tecnici, Is addita anche
il consigliere Ernesto Di
Pastina reo, secondo loro, di
parlare del problema «solo oggi
pur essendo stato in amministrazione
nel corso di questi
anni». «L'unica cosa certa in
questa vicenda è che in quell'area,
dove testardamente si è
insistito per edificare cappelle
e loculi, c'è una falda acquifera.
I sopralluoghi di cui si parla
oggi - chiude Iniziativa sociale
- avrebbero dovuto essere fatti
per tempo, quando a chiederli
eravamo noi 25 anni fa».
A.d.n. (14/03/2010)
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