Il sopralluogo effettuato
nel cimitero di Sezze, nella zona
scelta per la costruzione di nuove
cappelle non ha fatto altro che
confermare quanto ampiamente
supposto: in via Bassiano, a ridosso
della fonte del «Pozziglio» c'è
l'acqua. Non ci voleva certo una
team di ingegneri per capirlo ma a
Sezze, qualche lustro fa, probabilmente
non fu
così. Eppure i
segnali c'erano
tutti. C'era
e continua ad
e s s e r c i , a
monte della
zona in questione,
una
fonte adibita
a lavat o i o
pubblico; c'era
e continua
ad esserci un
canale attiguo alla via che raccoglie
le acque che provengono dalla
zona alta. C'era, invece e non c'è
più, un bosco di querce secolari
curato dai francescani fino alla
chiusura del convento, attivo, in
quella zona, almeno fino alla fine
dell'Ottocento, quando l'area fu
acquistata dal Comune per realizzarvi
proprio il cimitero. Querce
spontanee che indicavano la presenza
di acqua che furono però
incoscientemente abbattute alla fine
degli anni Ottanta perché un
progetto, a questo punto sbagliato,
individuò quell'area come idonea
per l'allargamento del camposanto.
Deturpando l'ambiente naturale
e compromettendo irrimediabilmente
la famosa «stella» con la
quale Giulio Carlo Argan, lo storico
dell'arte, aveva identificato il
«monumentale» cimitero di Sezze.
Molte le critiche e le osservazioni
che furono sollevate allora e
negli anni successivi, soprattutto,
dall'Msi prima e da Iniziativa sociale
poi, ma nessuno le ha mai
ascoltate. Dal sopralluogo di venerdì
scorso, effettuato dall'ingegnere
Filippo Milazzo incaricato
dall'ente comunale, alla presenza
degli assessori Bruno Cardarello e
Pietro Bernabei, del consigliere
Ernesto Di Pastina, degli architetti
Marchetti e Di Marco, del direttore
dei lavori e della ditta che li sta
eseguendo, è emerso chiaramente
che nella zona, già a pochi centimetri
di profondità c'è la presenza
di acqua. Da qui le inevitabili
infiltrazioni, causa di seri
grattacapi all'amministrazione
Campoli che
deve rendere conto ai cittadini,
che per altro hanno
già acquistato e pagato
profumatamente i manufatti.
Tra le ipotesi
azzardate per sopperire
al problema c'è la deviazione
dell'acqua con un
muro o con pompe particolari.
Una soluzione che
dovrà essere valutata anche
grazie ad una meticolosa
perizia geologica
che garantirà (o boccerà)
questi tipi di interventi.
Intanto, però il sopralluogo
ha pure evidenziato la
mancanza di guaina bituminosa
tra il massetto e il
mattonato delle cappelle.
Di questo ne dovrà rispondere la
ditta poiché nel progetto originario
era contemplata. Tra quindici
giorni è stato fissato un altro sopralluogo
per valutare la proposta
della ditta che dovrà provvedere
alla mancanza della guaina. Solo
se la proposta sarà ritenuta valida
il tecnico incaricato potrà vistare il
collaudo. A rimetterci, intanto, sono
i cittadini che non avranno le
cappelle fino a quando il problema
non sarà definitivamente risolto.
Alessandro Di Norma (21/03/2010)
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