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Una carrellata di ritratti, di ricordi in punta di penna affettuosi ed ironici, dedicati a luoghi e persone in vernacolo maentino, è il contenuto del libro “Ci stava na vota… Usanze, costumi, tradizioni, ricordi e personaggi di Maenza”, del poeta Elia Zomparelli. Un libro, un album di ricordi pubblici e privati dell’autore. Un album di famiglia che si fa libro e diventa testimonianza di storia, di tradizioni della propria terra e delle proprie radici. E la lontananza forzata, come nel caso dell’autore, ammanta luoghi e persone di desiderio, di rimpianto, di nostalgia, ricordi che si trasformano in struggente attesa del ritorno a casa “Iì stongo bbene, iè stongo na magnificenza/ solo quando remetto pedo nella mia Maenza/”.
Se, la poesia di per sé è una finestra aperta sul cuore, sulle emozioni, nell’uso del dialettale acquista, forse, una marcia in più, trasformandosi nella più incisiva dell’ espressioni, in un suono che con magica alchimia riesce ad evocare la storia, il mito e la leggenda che sempre convivono nelle emozioni che affondano le radici in ancestrali ricordi.
Lo stesso poeta nelle note d’autore scrive:” Ci sono dolori, come quello di aver dovuto vivere in un altro paese, che non guariscono mai; ed è proprio ricordando i primi passi della vita, fatti dove si è nati, che si riesce ad esorcizzare questa sofferenza ed è, forse, una pretesa assurda o almeno una speranza che questi miei ricordi, espressi in dialetto, riescano ad attenuare la nostalgia di non aver vissuto per molto tempo nella mia Maenza”.
Lieve eppure incisivo viene tratteggiato il profilo umano del poeta dai versi che fanno da prologo, in una insolita dedica all’autore, della conterranea poetessa Gigina Fasani; qui, Elia Zomparelli, è descritto come persona profonda e schiva: “poeta ci nato, pe na vita sì scritto su nu giornale, ma in pubblico/ nte sì mai palesato/” E, a noi, vanitosamente, piace ricordare che “nu giornale” è Il Tempo.
Il poeta, nuotando tra i ricordi di quell’infinito marenero ch’è la vita affonda la penna anche nei ricordi di un appetitoso focolare ne “I maccaruni fatti ncasa. --- chigli de coloro paglierino erano gliu lusso – dagl’iartigiano aglio contadino – de quand’era festa e quando spileva lu vino”. E in quelli dall’ infinita tenerezza del rito, che ancora oggi si ripete nella sua casa, de “la letterina di Natale” dove “ --- ogni uttero, che sapeva solo scarbocchià, / sotto agliu piatto deglio patro, alla vigilia teneva fa trovà”.
“Ci steva na vota…Usanze, costumi, tradizioni, ricordi e personaggi di Maenza” diventa quasi un testo antropologico “e con il pregio - scrive, Glauco de Angelis, - di verificare come le rievocazioni suscitino, di volta in volta, gioia, commozione e sorrisi, e perché no, tutta una serie di rimpianti per qualcosa di genuino che non c’è più”. Già, appunto “ci steva na vota…”.
Ci steva na vota
Elia Zomparelli
Pagine 176
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