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Con l’obiettivo di portare la cultura dove di solito non sosta mai la rassegna itinerante “Altri Teatri” svoltasi a Latina nei quartieri Q4 e Q5 ha permesso l’incontro con una scrittrice e autrice teatrale famosa, schiva, sensibile e profondamente impegnata nella lotta contro i soprusi, contro la violenza come “prassi normale del quotidiano”, contro il buio dell’anima, la barbarie del cuore. Stiamo parlando di Dacia Maraini e questa settimana abbiamo riletto un libro-denuncia che non andrebbe mai dimenticato: “Buio” (ed. Rizzoli, pag.200 Euro 4,08) vincitore del Premio Strega 1999; dove l’autrice con il suo stile scarno, sobrio, essenziale accende una luce, nelle profondità della coscienza dei lettori; risvegliando un incoercibile bisogno di giustizia, di luce che squarci l’opprimente buio dell’anima. E’ un libro che racchiude 12 storie di abusi, di violenze, di ossessioni, incubi che ritornano improvvisi e paralizzanti anche dopo cinquant’anni, come succede a Mara Grado protagonista del racconto “Un numero sul braccio” quando il suono di una voce creduta dimenticata per sempre la riporta all’orrore dei lager nazisti “…una valanga di corpi, centinaia di bambini polacchi, tedeschi, olandesi, francesi. La porta si chiude su quelle spallucce nude, su quei pugni chiusi attorno al sapone ingannatore. Anziché acqua, dalle bocchette sporgenti scenderà presto il gas Zyclon B che li ucciderà tutti in pochi minuti fra urla,gemiti, vomiti dalle gole soffocate”. Sono storie d’ infanzie violate, di donne protagoniste di un dolore senza fine che grida vendetta per davvero “davanti a Dio” come la storia di “Suor Attanasia” dell’omonimo racconto. Dove una giovane suora cattolica è violentata in un convento africano da terroristi islamici, ma la parola “terrorista” è troppo nobile, pulita perché possa indicare quella feccia dell’umanità che si è resa responsabile di atti così infami. Ma, non sappiamo come definire neanche le gerarchie cattoliche che empiamente e vigliaccamente respingono la giovane donna e il frutto di quella violenza fino al suicidio: per non attirare discredito sull’istituzione! Un rifiuto tanto più amaro perché perpetrato da parte di chi della “carità, l’accoglienza, l’amore per il prossimo d’amare come se stessi” ne avrebbe dovuto fare l’unica ragione di vita.
Sono dodici storie, dodici situazioni, dodici vittime e tanti colpevoli veri giuridicamente perseguibili e tanti, tanti pavidi mancati innocenti: quelli che girano sempre la faccia dall’altra parte per non vedere.
E’ un libro di intensa denuncia sociale, esso, infatti, prende spunto - è la stessa Dacia Maraini ad affermarlo - da reali fatti di cronaca e che purtroppo continuiamo a leggere quotidianamente sui nostri giornali.
L’autrice, con attonita attenzione senza morbosità ma con un dolore, una partecipazione che si avverte in ogni rigo, sente il bisogno di “capire” di scavare nei bui meandri della psiche, della coscienza umana; di comprendere quale sia l’humus comune da cui nascono, prendono vita, realtà così efferate.
Sono dodici storie che analizzano e denunciano una realtà difficile da accettare: un’amara solitudine è la comune dimensione interiore che spesso accomuna vittime e carnefici in una spirale che sembra essere senza fine.
E, Dacia Maraini, una volta di più si fa testimone dando voce a chi non ha più voce o non l’ha mai avuta.
Buio
Dacia Maraini
Ed. Rizzoli
Pag.200 Euro 4,08
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