Come salvaguardare la tipicità dei
prodotti agricoli attenendosi alle
norme del Piano territoriale paesaggistico
rurale, attuato dalla giunta
Marazzo? «Il Ptpr ha sconvolto definitivamente
l’esistenza delle piccole
aziende agricole - a parlare è il
consigliere della Nuova Area per il
Pdl, Roberto Reginaldi -. L’Agro
pontino ed i suoi piccoli e medi
imprenditori agricoli sono in stand
by, a causa degli obblighi imposti
dalle autorità sanitarie. Caso specifico
- racconta Reginaldi - quello di un
giovane imprenditore agricolo che,
dopo aver ereditato l’attività dai genitori,
dovendo realizzare adeguamenti
strutturali per il ciclo del
prodotto da conferire nelle fortunate
e stra-agevolate cooperative ‘ingoiatoio’,
si è visto negare il permesso
richiesto. Il progetto, prevedeva l'edificazione
di un laboratorio di lavorazione
e lavaggio, e serre per la
coltivazione. Ma la richiesta gli è
stata bocciata. Intanto - rileva il
consigliere di Nuova Area per il Pdl
- le coop chiedono ai coltivatori
certificazioni sempre più complesse
a difesa del consumatore, e tra le
clausole di conferimento, il possesso
di adeguato locale di lavorazione
e lavaggio degli ortaggi. Inutile dunque
la buona volontà del giovane
agricoltore che chiede gli venga offerta
un’alternativa. Se il piano era
stato creato per la salvaguardia della
storicità agricola, come si spiegano
allora i vincoli che penalizzano gli
operatori? Certificazioni che incidono
pesantemente su redditi ridotti al
lumicino, e verifiche puntuali, sul
divieto assoluto di prodotti chimici,
banditi nel nostro Paese, ma contenuti
in quelli d’importazione dove,
ancora vengono tollerati famosi pesticidi
vietatissimi in Italia, come il
Ddt. Le uniche attività capaci di
stare sul mercato rimangono dunque
solo le grandi aziende. Colossi, contro
i piccoli-medio imprenditori, destinati,
di questo passo, a scomparire
».
E . F. (26/04/2009)
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