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Quando squillò il telefono erano le cinque
e mezzo del pomeriggio. Giugno 2006,
Fabrizio Corvi stava lavorando come
location manager per una produzione
cinematografica romana che avrebbe di
lì a poco iniziato le riprese di "Arrivederci
Amore Ciao", un thriller di Michele Soavi
con Michele Placido, Isabella Ferrari e Alessio Boni; era
uno di quei film in cui il poliziotto è un bastardo, l'eroe è
peggio del poliziotto e la femmina è di carattere. "Ciao
Fabrizio, sono Carlo Rescigno". Carlo era l'assistente di
Andrea Crisanti, lo scenografo che aveva da poco vinto
il premio Davide di Donatello per le scenografie del film
"Cuore Sacro" di Ozpetec. "Ci serve il posto giusto per
girare la scena dell'affondamento della macchina".
Nella scena in questione, Giorgio (Alessio Boni) è fermo
in macchina sulle rive di un lago, o sull'argine di un
fiume, è seduto sul sedile posteriore. Sui sedili anteriori
ci sono una guardia giurata e un suo ex compagno di
prigione che gli hanno da poco fornito informazioni utili
per una rapina ad un blindato portavalori. La rapina
servirà a Giorgio per pagare Anedda (Michele Placido) -
ispettore corrotto della Digos - che lo ricatta
minacciandolo di farlo finire in prigione per un attentato
ad una sede della Confindustria; attentato che Giorgio
aveva compiuto molti anni prima nel quale era morto un
guardiano notturno. Nella scena da girare, Giorgio
avrebbe sparato alla guardia giurata e al suo ex
compagno di prigione, poi avrebbe dovuto spingere la
macchina nell'acqua un po' paludosa per far sparire
automobile e corpi. "La scena dell'affondamento la
giriamo ai Gricilli, quando vuoi venire a fare un
sopralluogo?" "Vengo domani stesso, non abbiamo
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luoghi e film
molto tempo". Nel cinema non c'è mai molto tempo. Le
sceneggiature sono pronte sempre da settimane,
eppure il momento per fare le cose è sempre l'ultimo.
Così si va a cercare oggi quello che si deve girare
dopodomani. E' sempre così. Non si sa perché, ma è
così. Il mattino dopo, appuntamento alle 10 al solito bar
di Borgo Piave, a Latina. Come sempre, i
"cinematografari" (è il termine comunemente usato
nell'ambiente romano per indicare chi lavora nel
cinema) si presentano puntualmente alle 11. Questa è
un'altra caratteristica di chi opera nel cinema: vuoi
incontrare un cinematografaro alle 10 in punto? Dagli
appuntamento alle 9, arriverà alle 10 spaccate; puoi
contare sulla precisione dell'orario come se dessi un
appuntamento ad uno svizzero. Carlo Rescigno arriva
sulla Kia in dotazione a Lazio Film Commission guidata
da Dino Centonze, il responsabile location dell'ente;
insieme a loro un piccolo nugolo di studenti del corso di
scenografia dell'istituto sperimentale di cinematografia
di Roma. Saluti di rito e presentazioni varie, poi la
piccola carovana si muove verso i Gricilli. I Gricilli sono
una serie di piccoli laghetti di origine palustre che si
trovano immediatamente sotto Sezze. Fabrizio Corvi
conosceva bene la zona perché, avendo già letto la
sceneggiatura del film qualche settimana prima, aveva
già fatto tutte le ricognizioni necessarie sapendo bene
che i luoghi per girare sarebbero stati richiesti all'ultimo
momento, come sempre. Effettivamente l'area era
adattissima a girare la scena: c'erano i laghetti paludosi,
un canale di discrete condizioni che costeggiava l'area
e tutta una serie di rivoli, canaletti e zone umide che
davano alla location quell'aspetto un po' paludoso e un
po' "noir" che il film richiedeva. Inoltre c'erano buone
zone di accesso per i mezzi tecnici e sufficienti aree di
sosta per i tir di servizio (sartoria, bagni, ufficio mobile
di produzione, camerini e trucco). "Bello, bellissimo,
faccio delle foto e le porto ad Andrea (Crisanti). Sono
sicuro che gireremo qui". Le riprese del film iniziarono a
luglio. Le scene con le location della provincia di Latina
furono girate tutte di notte, dalle 21 all'alba; una fatica
bestiale. Erano state preventivate due settimane di
girato… e quando si preventivano due settimane non si
può andare oltre perché significherebbe vitto, alloggio e
straordinari per 60 persone; e Cinecittà non è Holliwood.
Fu così che alla fine delle due settimane l'ultima scena
prevista (quella dell'affondamento della machina)
non era stata ancora girata… così, come accade
spesso, la frase di rito "non possiamo spostarci tanto,
dobbiamo girare subito, qui vicino" "Sì, lo avevo capito"
disse il location manager "ho già chiesto
l'autorizzazione al consorzio di bonifica per girare la
scena qui dietro, vicino alla chiusa del canale,
nelle vicinanze dell'idrovora". Fu così che il
consorzio di bonifica si rese complice del duplice
omicidio della guardia giurata e dell'ex detenuto.
Morirono a Terracina.
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