Una struttura alla mercé di tutti. Questo è il
destino che ha inesorabilmente colpito la nuova
costruzione che sta nascendo a Sezze al posto
del Teatro Sacro. Lo ha certificato lo scenario
visto da alcuni amministratori durante un recente
sopralluogo. I soliti ignoti, indisturbati, hanno
potuto compiere le proprie razzìe. Quello
arrecato, tuttavia, è un danno
relativamente trascurabile poiché
la struttura non ancora ultimata,
contiene poco o niente al
suo interno. Così, oltre a qualche
porta divelta, ad un lucchetto
reso inutilizzabile e a qualche
bagno spaccato, nulla di più hanno
potuto compiere i teppisti.
Ciò che preoccupa gli amministratori è comunque
il verificarsi di tali fenomeni che, con il
trascorrere del tempo, potrebbero danneggiare
seriamente l’opera. Molti ricorderanno quanto
accadde all'auditorium Mario Costa. Prima di
essere inaugurato, dopo un’ultra decennale fase
realizzativa, fu preda per ben due volte dei soliti
vandali che arrecarono danni considerevoli.
Dopo il sopralluogo effettuato presso l’Anfiteatro
dai consiglieri Gianni Orlandi, Paolo Rizzo,
Salvatore Leggeri, Serafino Di Palma, Antonio
Vitelli, Claudio Casalini; dagli assessori Remo
Grenga, Marcello Ciocca e da alcuni tecnici
comunali, è emersa chiara la volontà di accelerare
i tempi affinché l'opera sia messa a disposizione
dei cittadini. «Occorre che maggioranza
ed opposizione lavorino insieme - ha dichiarato
il consigliere di maggioranza Gianni Orlandi -
per evitare che la struttura diventi una cattedrale
nel deserto». Ma la via imboccata purtroppo
sembra essere questa. I lavori per la costruzione
dell'opera sono cominciati nel
2005 e più volte si sono arenati.
Quello realizzato è un «casermone» in cemento, costruito all'interno
della vecchia cavea del
Teatro Sacro Italiano, costruito
negli anni Sessanta in un'ampia
area per accogliere le rappresentazione
della Passione di Cristo.
La monumentale struttura ha conosciuto poi un
miserabile declino. Si decise per questo di
ristrutturarla e nel 2005 cominciarono i lavori.
Finanziati attraverso il Docup Ob 2000/2006, il
primo lotto è costato 1.291.142,00 euro mentre
il secondo 800 mila euro. Altre spese verosimilmente
seguiranno. La nuova opera non è mai
piaciuta ai setini. Dal 2005 ad oggi tante le
critiche che sono state sollevate alla nascente
struttura che ha pesantemente deturpato un
complesso architettonico nato in armonia con
un ecosistema unico, quale quello della macchia
mediterranea. «È uno scempio ma ormai
l’opera è stata realizzata e dobbiamo sfruttarla
al meglio - ha concluso Orlandi -. Non è tempo
di polemiche, bisogna impegnarsi a reperire i
fondi necessari per completarla e renderla fruibile
». Alle parole di Orlandi si sono aggiunte
quelle degli altri consiglieri che si sono mostrati
propensi a completare la struttura, a dotarla di
un custode e a restaurare Via delle Rose, caratteristico
viale che si trova all'interno di quello
che era l'Anfiteatro di Sezze.
Da fiore all'occhiello a cattedrale nel deserto.
La prima pietra del Teatro Sacro Italiano,
comunemente chiamato anfiteatro fu posta
nel gennaio 1965. La notizia della cerimonia
fu diffusa in tutto il mondo. Giornali e
radiogiornali ne parlarono. Ne parlò addirittura
il New York Herald Tribune Sunday.
La costruzione di un’opera simile, probabilmente
impressionò i cronisti del tempo.
Quello che venne costruito fu un anfiteatro
capace di contenere 25mila spettatori, realizzato
con i dettami dell'architettura greca.
Una struttura imponente necessaria per
contenere il numeroso pubblico che, nel
giorno del Venerdì santo, giungeva a Sezze
guidato da una sorta di mistico richiamo.
Questo perché la Sacra Rappresentazione
era riuscita a conquistarsi una fama non
indifferente. L'apice della notorietà lo raggiunse
nel Giubileo del 1950. Per iniziativa
del «Comitato interministeriale per l'Anno
Santo del 1950», lo spettacolo di Sezze fu
trasferito a Roma e rappresentato lungo Via
dei Fori Imperiali. Sull'onda del successo,
qualche anno dopo fu presentato alla Cassa
del Mezzogiorno il progetto «Piacentini-
Aschieri-Aiuti» per la costruzione del Teatro
Sacro più grande d'Italia. Cominciarono gli
espropri ai quali seguì un'ondata di malcontenti.
La necessità dell'opera fu spesso messa
in discussione. Il Teatro fu comunque
costruito ma dopo qualche anno gli organizzatori
dovettero arrendersi alla fastosità del
complesso. La Sacra Rappresentazione non
fu più inscenata nell'anfiteatro per motivi
logistici e soprattutto economici. La struttura,
adibita spesso a location cinematografiche,
è comunque sopravvissuta grazie al
campo di calcio presente al suo interno e
alle numerose manifestazioni che accoglieva
nel periodo estivo. Ma dagli anni Novanta
è cominciato il suo declino. Dichiarata
prima inagibile, nel 2005 è stata abbattuta
per far largo alla nuovo casermone.
A.d.n. (26/01/2010)
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