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La pagina bianca, un’immaginaria Sindone che racchiude il dolore dell’uomo.
“La Pasqua degli ulivi\ affossa il cuore in ogni stagione.\[- -] non basteranno le dita d’una mano\ a tenere al guinzaglio l’infedele Gerusalemme.\ Il tuo cielo è la mia vertigine\ che non guarisce da esortazione\ e cosi sia il rimprovero agli Efesini e ai Corinzi”.
Una poetica, sublimata, compassionevole angoscia per il mondo e per il “proprio” mondo emerge nei versi di “Amore Segreto”, la terza raccolta di poesia pubblicata da Leone D’Ambrosio.
Sulla falsa riga dei riferimenti biblici, Vecchio e Nuovo Testamento, lo sguardo, lo spirito, l’anima del poeta osserva, partecipa con-passione agli avvenimenti. I tragici, attuali, dolorosi avvenimenti. E ,con parole intense, riesce ad esprimere un comune sentire di paura, orrore, sconfitta davanti all’infinita ed inutile crudeltà dell’uomo. Usando la pagina bianca quasi fosse un’immaginaria Sindone, cosicché, come il sacro lenzuolo trattenne le umane tracce del dolore del Cristo, la pagina bianca trattiene le parole cariche di pathos, parole chiamate a far ridondare ed occultare nel contempo un’unica verità: la paura della morte.
Il poeta riporta man mano alla luce frammenti di vissuto personale, che come sempre accade nella poesia finisce per prendere i contorni dell’universale, e di un vissuto storico. Frammenti di cronaca che è già storia, e storia che ha la triste attualità della cronaca.
Nei suoi versi, D’ambrosio, in un turbinio di nomi Galilea, Tebe, Gerico, Bersabea, Gerusalemme risveglia ancestrali ricordi, antiche risonanze del divino; descrive e lascia “vivere” gli eventi funesti delle guerre, della rappresaglia, della guerriglia.“---Un urlo di pianto lacera Beslan,\ custodi sono pietre di terra e mare”. “ --- hai lasciato la tua assenza\ e uno sposalizio di lutto a Baghdad ”.
Sono brutture di una realtà che prima, ancora, d’essere tangibili, storiche, concrete sono realtà interiori dell’anima, un eterno duello tra la luminosa, incendiaria spada, baluardo del Bene roteata dall’Angelo guerriero Mikael e gli abissi, il magma del peccato alimentato dall’Angelo caduto Lucifero.
In questo s’avanza come - scrive, Pasquale Maffeo nell’introduzione – “il segreto amore dichiarato nel titolo altro non è che la lacerata passione per la vita che qui espone ogni sua carta sul discrimine d’un gioco a nascondere, a nascondersi, con la morte”.
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