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L’Academy Award, comunemente
conosciuto
come Oscar,
è il più importante
premio
cinematografico
del
mondo.
Ne è passato
di tempo da
quando, nella
prima edizione del
1928, vennero
assegnati
due distinti
Oscar, uno
per il miglior
film (Academy
Award
for Outstanding
Picture)
e uno per la
migliore produzione
artistica
(Academy
Award
for Unique
and Artistic Picture). E l’82esima
edizione della cerimonia,
quella di quest’anno, è stata davvero
all’insegna delle sorprese.
Si è tenuta, come da copione al
al Kodak Theatre di Los Angeles,
a condurre la serata sono
stati gli attori statunitensi Steve
Martin, già reduce da altre tre
edizioni, e un emozionatissimo
Alec Baldwin, alla sua prima
esperienza.
Ma c’è una grande novità che
consegnerà direttamente alla storia
la magica serata del 7 marzo:
per la prima volta a ricevere
l’ambitissimo premio per la regia
è stata una donna e proprio
nell’edizione record per il numero
delle pellicole in corsa per la
regina delle nomination.
Si tratta di «The hurt locker» di
Kathryn Bigelow che, uscendo
vincitore con ben sei statutette,
tra le quali miglior film, ha lasciato
ad «Avatar» solo tre premi.
La vittoria della Bigelow è anche
la vittoria nel duello «in famiglia
» con l’ex marito James
Cameron, arrivato alla serata
degli Oscar con il film campione
d’incassi di sempre, che ha portato
a casa solo premi tecnici, tra
i quali uno dei due Oscar italiani,
quello meritatissmo a Mauro
Fiore, per la fotografia che ha
raccontato la storia fantastica
dei mondi paralleli. L’altro, per la
colonna sonora dello straordinario
cartoon «Up» (anche miglior
film di categoria) l’ha conquistato
Michael Giacchino.
A «The Hurt Locker», dunque,
sono andate sei statuette. Oltre a
regia e miglior film, quelle per la
migliore sceneggiatura originale,
miglior montaggio, miglior suono,
miglior montaggio del suono.
La pellicola racconta la storia di
una squadra di artificieri impegnata
in Iraq e in particolare la
dipendenza di uno di loro dalla
scarica di adrenalina che gli trasmette
disinnescare gli ordigni
preparati dalla guerriglia irachena.
Una bella conferma dunque, per
una regista da sempre accusata di
fare film con la sensibilità che
hanno gli uomini e che per questo
film ha scelto un unico personaggio
femminile, che occupa un
numero insignificante di fotogrammi
e una sola battuta del
dialogo.
Ma questa edizione sarà ricordata
anche per la statuetta conferita a
Sandra Bullock come attrice protagonista,
mentre l’Oscar del miglior
attore (come
da pronostico)
è andato a
Jeff Bridges per
aver interpretato
il cantante
«Crazy Heart».
Gli Oscar per
gli attori non
protagonisti sono
andati al
bravissimo
Christoph Waltz, il tenente
della gestapo di
«Bastardi senza
gloria», e Mò-
Nique per la
parteci pazione
al dramma di
«Precious». Ma torniamo agli italiani.
I due premi a Mauro Fiore
e Michael Giacchino sono un
omaggio alle nuove generazioni
di italoamericani, intenzione
confermata da Mauro Fiore, premiato
per la fotografia di «Avatar
», che dal palco ha gridato
«Viva l’Italia». Per lui si tratta
del primo Oscar. Fiore ha
attualmente al
suo attivo una
ventina di film.
Una statuetta
dunque è andata anche a
Giacchino, per
la miglior colonna
sonora
nel cartone
animato «Up».
Giacchino già
nel 2008 aveva
ottenuto una
nomination all’Oscar
per la
colonna sonora
di «Ratatouille
». In lizza per il premio quest’anno
c’era anche un altro italiano,
Marco Beltrami per la
colonna sonora di «The Hurt
Locker » .
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