Interrogazioni, mozioni consiliari, segnalazioni e dure lamentele a poco sono servite. Anzi a niente. L’estate ormai sta per terminare e la scarsità nell’approvvigionamento idrico a Sezze scalo e in molte frazioni di periferia alta continua a creare disagi a molte (troppe) famiglie che non hanno la disponibilità economica per acquistare un impianto idrico con autoclave e cisterna. La carenza idrica a Sezze è diventata routine e non fa nemmeno più notizia. Batte, però, come sempre, soprattutto quando arriva l’ora di pagare la bolletta, salata come il salasso a cui gli utenti del servizio sono avvezzi. All’onnipresente disservizio idrico, dipeso da una molteplicità di fattori, tra cui la vetusta dell’intera rete (fatiscente in molti tratti e colabrodo nei restanti) si aggiunge l’inesistente sicurezza degli impianti idrici-elettrici presenti in città. Si parte dal chiusino aperto pericoloso di via Friuli (alto mezzo metro e pieno di ruggine, a bordo strada e in vista da settimane) ai malfunzionanti motori delle pompe della centrale sempre in via Friuli che sono accessibili a tutti poiché l’ingresso della cabina elettrica è aperto e senza lucchetto. Così come il quadro elettrico, incustodito e alla mercè di chiunque voglia divertirsi a spegnere il circuito per mandare in blocco Sezze scalo. Stessa storia per l’impianto poco distante delle Mole Muti. Anch’esso privo di sicurezza e accessibile a tutti. Per non parlare del lago stesso delle Mole, ormai acquitrino maleodorante, pieno zeppo di alghe e totalmente abbandonato dalla concessionaria del servizio idrico della città. Di tutti questi problemi se ne sta facendo portavoce il consigliere comunale del Movimento Democratico, Serafino Di Palma, che ogni giorno tiene informato dei disagi e dei pericoli l’assessore ai lavori pubblici Pietro Bernabei, il quale però nei giorni scorsi è stato sul posto e ha effettuato un sopralluogo con i tecnici comunali. «A Sezze scalo e in altre zone di periferia siamo senza acqua da tutta l’estate. Il miraggio di un filo d’acqua è sparito anche nelle ore serali quando, almeno, esisteva la speranza di avere acqua in casa. Chi non ha una cisterna - continua Di Palma – deve chiedere al vicino di casa acqua potabile o deve rifornirsi alle fontane pubbliche. La criticità dell’approvvigionamento idrico è esplosa nel 2002 e oggi perdura. Ci troviamo in una situazione di allarme siccità». Alla scarsità dell’acqua nelle abitazioni private, il consigliere di opposizione, aggiunge l’inesistente sicurezza dell’impiantistica, con grave pericolo per i passanti, per quanto concerne il tombino aperto in via Friuli e per l’accesso libero agli impianti ai cittadini, in pericolo per l’alta tensione e per i fili elettrici in vista. «Ho più volte denunciato l’esistenza di un chiusino aperto in piena strada e il libero accesso alla cabina elettriche della Dondi – chiude Di Palma - Ad oggi però la situazione non è cambiata con grave pericolo per tutti». Per Di Palma la Dondi non ha rispettato gli impegni presi, e quelle opere dichiarate «urgenti e indifferibili non ci sono state». La politica deve fare il suo compito. Dal lontano 1993, la Dondi, gestisce l’acquedotto setino e ha un contratto di gestione trentennale. Per molti politici e per Di Palma in prima linea, ci sarebbero tutte le condizioni per rescindere il contratto.
Alessandro Mattei (20/08/2008)
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