Benvenuti a Sezze, provincia di Bucarest

di Silvia Grilli - Tratto integralmente da Panorama

Nel centro storico gli stranieri sono la maggioranza. Abitano in case diroccate, fanno lavori di fortuna e dividono il paese. Metà vorrebbe mandarli via, metà li considera un affare.

Sezze, su un colle in provincia di Latina, è il paese dei «lupi dei Carpazi».
Non che siano letteralmente lupi, in realtà sono uomini, ma hanno una certa somiglianza con quei fieri esemplari: viso affilato, aria selvatica e un ruvido accento delle foreste. Questi energici immigrati hanno cambiato la fisionomia del borgo che, da antica Setia, fondata da Ercole prima di Roma, è diventata la tana dei romeni che abitano in vecchie stalle affittate a prezzi eccessivi e vanno a far da manovali per i palazzinari romani o a coltivare carciofi.

Fra le torri medioevali del centro storico, i setini sono 2.100, ma gli stranieri molti di più: 3.250. Mille regolari, tutti gli altri clandestini che, per la legge Bossi-Fini, sarebbero da espellere. La qualcosa ha fatto scoppiare in città una lotta fratricida, come se si fosse nella Firenze dei guelfi e ghibellini.

Succede difatti che le opposte fazioni di setini si accusino a vicenda di essere «razzisti» o «magna magna». Perché da una parte stanno i setini vogliosi di cacciare i lupi che, oltre a non essere in regola, snaturano le tradizioni locali. Dall'altra ci sono i cittadini che coi lupi ci campano perché, dopo che i giovani setini si sono trasferiti in case più grandi costruite abusivamente sulla piana, nel borgo sul cucuzzolo sono rimasti solo pochi anziani.

Per conoscere i lupi bisogna andare a Porta Sant'Andrea, il centro di smistamento, il crocevia dei pullman. Ci si accorge subito che la loro vita è davvero sfiancante. Molto prima dell'alba vengono caricati su pulmini guidati da albanesi e spariscono giù, nella palude bonificata. Da quel momento i vicoli del centro diventano un posto fantasma, dove le persone vive si contano sulla punta delle dita. Finché finalmente, al tramonto, i pulmini rientrano e Sezze torna a essere il rifugio dei romeni.

Se non tornassero, sarebbe disperante: il discount Eurospin andrebbe in fallimento, l'ospedale San Carlo avrebbe già chiuso e la gente trasmigrata nella pianura non saprebbe a chi affittare i vecchi bilocali che cascano a pezzi.
In questo momento a Porta Sant'Andrea ci sono alcuni protagonisti della nostra storia: Adi, 26 anni, che di giorno raccoglie carciofi e di notte dorme in una casa diroccata; Melu, che ha un capo romeno a cui paga 100 euro il mese per una malandata branda; Vasilij, che è appena tornato dal bosco dove è andato a lavorare con la motosega.

Felix, 28 anni, Marian, 25, e Joel, 23, abitano invece con fratelli e cognati in due bilocali appiccicati, con la luce che salta ogni due minuti e l'umidità che filtra dai muri. Le case gliel'ha trovate il padrone di lavoro, un albanese. Questi ragazzi sono tutti irregolari. Le mogli sono rimaste nel nord della Romania, loro si alzano alle 5 e un quarto del mattino, caracollano sui pullman e vanno a lavorare in un cantiere di Roma. Guadagnano 800 euro in nero al mese e il sabato vanno a comprarsi le magliette al mercatino di Sezze, una Porta Portese in miniatura.

Lidano Caldarozzi, che da 11 anni è comandante dei vigili urbani, ha compilato sette pagine intitolate Analisi del fenomeno. In cui viene sottolineata l'importanza del «paesano romeno». Costui, molto simile ai paesani italiani che un tempo emigravano in America, si dà molto da fare. Chiama a Sezze i conoscenti romeni che vogliono emigrare, fa da mediatore con la gente di qui che vuole dare in affitto le case, e anche con i datori di lavori che assumeranno i lupi in nero. Poi si tiene la percentuale.

Nel frattempo, a Sezze, la gente bisticcia di brutto. «I miei concittadini hanno voluto guadagnare 100 euro a posto letto» s'inalbera Luigina Savelli, titolare della Caffetteria dei Leoni, in via Roma. «E il risultato qual è? Che questi romeni sono dappertutto, si ubriacano, tirano fuori i coltelli e i pochi abitanti rimasti nel centro storico vivono nel terrore. Bisogna punire i setini che hanno messo gli extracomunitari nella condizione di vivere come animali!» esclama la titolare del bar. E subito gli avventori lanciano una serie di accuse: «Sì, è vero, il tal dei tali affitta anche le docce»; «Sì, è vero, quell'altro li fa vivere in un ex negozio senza neanche un lavandino» e via discorrendo.

Per completare il quadro, bisogna spiegare che per 55 anni Sezze è stata una piccola Stalingrado rossa. Ma dal 2003 è andata al municipio una giunta di centrodestra, compresi quelli di Alleanza nazionale, che prima avevano giurato il pugno duro con i clandestini. Poi, però, una volta al governo, dopo qualche iniziale incursione alle 4 del mattino, hanno lasciato perdere. Così molti elettori sono arrabbiati neri. Tra questi Lanfranco Coluzzi, che ha abbandonato la presidenza del circolo locale di An «perché è diventata il partito delle poltrone e non ha mantenuto le promesse». Adesso Coluzzi, che è passato con Alternativa sociale, si è buttato sul problema immigrati: «Ho chiesto un intervento militare. Le vecchiette non hanno neppure più il coraggio, la sera, di portare l'immondizia nel secchione».

A dire la verità, finora le aggressioni più violente non le hanno fatte i romeni, bensì i giovanotti del paese. Due anni fa alcuni ragazzoni decisero che ne avevano abbastanza degli immigrati e si misero a far ronde colpendo i romeni con i bastoni. Così Sezze finì, per la seconda volta in 30 anni, sui giornali nazionali. La prima è stata quando, nel 1976, il deputato missino Sandro Saccucci sparò dal palco di un comizio e ammazzò un giovane militante comunista.

Nonostante la situazione, il sindaco Lidano Zarra, ex socialista trasmigrato all'Udc e a capo della giunta di centrodestra, sorride molto. Ammette che è vero, il centro storico è in degrado. Sì, è vero, il borgo si è spopolato. I giovani hanno preferito andare ad abitare fuori porta in case, è vero, spesso abusive. È vero, nei locali dati in affitto illegalmente agli immigrati è stata trovata ammassata il doppio della gente che avrebbe dovuto esserci. «Ma non dimentichiamo che Sezze ospita anche importanti manifestazioni come la Sagra del carciofo. Venga, la invito, si divertirà. Il nostro testimonial sarà Martufello, il comico».





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